Scoppia protesta degli insegnanti contro il governo

4 Agosto 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Migliaia di insegnanti sono scesi in piazza a Napoli e a Palermo per chiedere trasparenza nella pubblicazione dei trasferimenti che dal 13 agosto vedranno molti insegnanti del sud assegnati a cattedre di scuole a centinaia di chilometri da casa, più a nord. Le proteste del capoluogo campano sono sfociate in tafferugli con la polizia.

A Napoli ci sono stati momenti di tensione quando un gruppo di manifestanti ha abbandonato la piazza, chiusa al traffico veicolare, e si è spostato sulla sede stradale, nelle immediate vicinanze del portone del Palazzo di Governo paralizzando anche il traffico.

A quel punto, i poliziotti hanno tentato di liberare il passaggio generando un parapiglia, accentuato anche dalle conseguenze delle alte temperature. Alcuni insegnanti sono anche caduti, ma sono stati aiutati a rialzarsi dagli stessi agenti che, a un certo punto, hanno anche sfilato il casco riportando la situazione alla normalità.

In piazza slogan contro il Governo, striscioni e cartelli: “No all’esodo forzato“, una delle scritte mostrata dagli insegnanti che, a più riprese, hanno parlato di “vera e propria deportazione” contestando anche i sindacati firmatari dell’accordo. A scendere in piazza anche molti ultracinquantenni che, dopo decenni di insegnamento, saranno costretti a spostarsi in altre regioni d’Italia abbandonando famiglia e affetti.
Dopo un incontro in Prefettura, una rappresentanza di insegnanti si è spostata in via Ponte della Maddalena dove ha sede il Provveditorato agli studi.

“Tra le situazioni più eclatanti – ha spiegato l’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri – ci sono docenti con punteggi altissimi assegnati ad ambiti territoriali del Nord, mentre restano vacanti o sono assegnate a docenti con punteggi minori sedi più vicine; docenti che hanno maturato esperienze e competenze in alcune classi di concorso assegnati al Centro-Nord su cattedre del tutto diverse, prevalentemente su posti di sostegno; docenti che hanno lavorato su posti vacanti in Campania da anni, illogicamente trasferiti in altra classe di concorso pur avendo richiesto continuità nel proprio ambito e nel territorio. Mentre, molti dirigenti scolastici campani – ha aggiunto – segnalano di avere posti vacanti, che potrebbero essere coperti da questi docenti”.

“Le graduatorie per le assunzioni, per la prima volta, non sono pubbliche, così come i trasferimenti e il ministero è sommerso dai ricorsi. Ho scritto a Raffaele Cantone per chiedere l’intervento dell’Anticorruzione sull’assenza di trasparenza nelle procedure di mobilità per i docenti e obbligare il Miur a pubblicare una graduatoria nazionale della mobilità straordinaria. Invito tutti gli insegnanti vittime degli errori nella mobilità a fare lo stesso, se saremo in tanti potremo salvaguardare la dignità di chi vive il mondo della scuola” ha spiegato il deputato del Movimento Cinque Stelle, Luigi Gallo.

L’AnciSicilia ha espresso la “propria preoccupazione per gli effetti che deriveranno dalle modalità con le quali si stanno svolgendo le operazioni di definizione degli organici di ogni ordine e grado della scuola italiana. Sebbene non siano ancora noti i dati relativi all’individuazione delle sedi di titolarità di migliaia di insegnanti neoassunti con la cosiddetta Buona Scuola, c’è il forte rischio di vedere allontanare dalle regioni del Sud Italia un numero molto consistente di personale con competenze ed esperienze pluriennali maturate già sul territorio di origine”.

Il governo ha voluto minimizzare la questione dell’esodo forzato. Il sottosegretario Davide Faraone sostiene che il problema dei trasferimenti non esiste. “La situazione è, comunque, ben diversa rispetto al passato – scrive ancora Faraone – quando i docenti, condannati a un precariato senza termine, erano costretti a muoversi, ma senza alcuna certezza. Da precari, appunto. Chi si sposta oggi lo fa invece con un contratto a tempo indeterminato in tasca, con maggiori tutele e la possibilità di programmare la propria vita su basi più certe”.