Schroders, cosa aspettarsi per il 2020: tra recessione e guerra commerciale

14 Novembre 2019, di Alessandro Chiatto

Una recessione negli Stati Uniti, il futuro dei colloqui commerciali tra Cina e Stati Uniti e i potenziali impatti del rafforzamento del dollaro sui mercati emergenti sono i temi macroeconomici globali chiave nei prossimi dodici mesi affrontati durante la International Media Conference 2019 di Schroders in corso a Londra e che Wall Street Italia sta seguendo dal vivo.

Esistono prove che gli investitori erano diventati troppo pessimisti negli Stati Uniti, dove i dati ora sorprendono al rialzo“, spiega Keith Wade, capo economista e strategist della società. “Questo ciclo economico degli Stati Uniti è stato lungo, ma anche debole poiché le compagnie finanziarie hanno trascorso l’ultimo decennio a indebolirsi. La chiave del successo della politica monetaria della Federal Reserve sarà la volontà di queste compagnie di invertire questa tendenza. Altrimenti un’attività più forte potrebbe dover attendere il sostegno fiscale dopo le elezioni presidenziali“. E ancora: “Stiamo vivendo un rallentamento è evidente. Abbiamo avuto anni di rally sostenuti e, logicamente, i mercati non possono continuare a crescere a quel ritmo costantemente“.

Una battuta anche alla nostra domanda sulla situazione italiana per Wade, che vede una economia ancora molto “flat“, piatta, nonostante l’evoluzione del quadro politico e con un rischio di crisi del debito non superato.

Guerra commerciale, verso un accordo?

Impossibile non parlare di guerra commerciale, con Janet Mui, economista globale di Cazenove Capital, che spiega come “secondo i rapporti della scorsa settimana, la Cina e gli Stati Uniti potrebbero potenzialmente ripristinare le tariffe esistenti mentre lavorano per un accordo. In risposta abbiamo assistito a una ripresa dei mercati finanziari. Se questo passaggio si tradurrà nel rilascio di investimenti che sono stati frenati dall’incertezza commerciale, pensiamo che l’economia globale si stabilizzerà invece di rallentare ulteriormente”.

Sui mercati emergenti parla Craig Botham, economista senior EM, che ha aggiunto che “il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è preoccupato che parti dell’ultima crisi si ripetano, con l’aumentare del finanziamento in dollari. I mercati emergenti sono particolarmente esposti, ma scopriamo che questa esposizione non è uniforme e anche se il finanziamento in dollari venisse interrotto, ci sono aree del settore in cui l’impatto dovrebbe essere limitato“.