Schema ponzi al Vaticano: Ior, sotto inchiesta conto tedesco JP Morgan

21 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Dopo la chiusura di quello aperto a Milano, considerato ormai troppo “a rischio” di subire controlli antiriciclaggio, anche il conto acceso dallo Ior presso la filiale di Francoforte della JP Morgan è finito nel mirino della Procura di Roma.

Lo rivela Marco Lillo in un articolo pubblicato oggi dal Fatto Quotidiano, in cui denuncia il fatto che spesso la banca vaticana agiva non come una banca ma, piuttosto, “come una vera e propria società fiduciaria che scherma la reale proprietà dei fondi sui conti correnti”.

Sembra proprio che la banca sia incapace di condurre la propria attività senza incorrere nelle attenzioni della magistratura. Ad attirarne l’attenzione è stato proprio il fatto che il conto milanese venisse azzerato ogni giorno, con relativo trasferimento del saldo creditore alla consorella tedesca. Lillo lo definisce “il cavallo di Troia attraverso cui lo Ior opera(va) in Italia”. Senza, fino a poco tempo fa, subire seri controlli sull’operatività svolta.

Peccato che, scrive ancora Lillo, lo Ior spesso operasse non come una banca ma, piuttosto, “come una vera e propria società fiduciaria che scherma la reale proprietà dei fondi sui conti correnti”. Grazie a questa sorta di schema Ponzi, ogni specie di operazione poteva dunque essere ‘nascosta’ grazie alla collaborazione della banca vaticana. Tanto che il “caso di scuola”, come lo definisce Lillo, “è quello dei nove bonifici per 225 mila euro partiti da un conto IOR e destinati a un gruppo di catanesi vicini alla mafia”.

La decisione dello Ior di spostare la propria attività bancaria in Germania sembra però essere stata vincente: le autorità giudiziarie tedesche hanno sinora negato la loro collaborazione a quelle italiane. La decisione della banca vaticana rischia però di avere comunque un risvolto negativo, convincendo le autorità di controllo internazionali che nei Sacri Palazzi si cerca di fare soltanto il minimo indispensabile in materia di trasparenza bancaria. Con il risultato di rischiare di essere inseriti nella blacklist dei ‘paradisi fiscali’.

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