Sarno (Aviva Inv.): “Obiettivi ambiziosi, per noi Italia resta Paese centrale”

21 Maggio 2020, di Alessandro Chiatto

L’Italia era un mercato centrale per Aviva Investors, lo è ancora oggi nonostante la crisi sanitaria che ha colpito anche economicamente il nostro Paese. E’ uno degli aspetti toccati nella nostra #WSICall insieme a Paolo Sarno, head of client solutions per l’Europa Meridionale della società. Italia, Spagna e Portogallo in cui si concentra la strategia del gruppo nell’area di competenza di Sarno: “Partirei dal fatto che si tratta di aree abbastanza simili, al di là delle differenze di cultura, le esigenze della clientela non variano molto. Quello che noi vediamo è molto appetito da parte della clientela su due aspetti: il tema ESG, dove questi paesi sono forse partiti dopo, ma hanno molto accelerato e ora stanno arrivando a sensibilità molto importanti in quest’ambito; il secondo è il tema dei real asset, riscuotiamo molta richiesta su questi tre mercati da tutti i segmenti di clientela, dagli istituzionali alle reti di distribuzione”.

L’Italia resta centrale

Nella strategia di Aviva Investors un ruolo fondamentale lo mantiene l’Italia: “L’Italia rappresenta l’80% delle masse della Regione che seguo ed è un paese molto importante per l’azienda, che cresce bene, e sul quale siamo riusciti ad avere molta attenzione a livello di budget e risorse. Sono entrato due anni fa in Aviva Investors e lo spirito di conquista è rimasto intatto. A livello europeo siamo la prima regione, al di fuori dall’UK, e ci sono obiettivi molto ambiziosi per il prossimo triennio. Quest’anno, anche a mio stupore, non facciamo un anno così male. In termini di raccolta siamo riusciti a non averla negativa, le nuove strategie hanno coinvolto nuovi clienti. Non siamo così in ritardo, se possiamo quantificarlo si parla di tre mesi di ritardo, niente di drammatico”. 

Il momento giusto per investire esiste?

Molti investitori restano fermi nei loro investimenti, a volte perché i mercati sembrano aver corso troppo, altre volte perché si ha paura che possano esserci scossoni: “Non si entra più e poi ci si pente di essere entrati. Siamo tutti d’accordo che questa è stata una crisi sanitaria che ha avuto impatti importanti sull’economia. Quello che ci chiedono i clienti è di proteggere il capitale nelle fasi di mercato in cui si balla un po’ di più, ma anche di cogliere le opportunità e sfruttare i punti di ingresso. Più si investe nel lungo periodo meno si vedono differenze, il problema che vediamo è che per ridare visibilità al mercato è molto diffiicle, i mercati dipendono molto dall’andamento del virus. C’è una spinta molto forte da parte dei governi e delle banche centrali e questo tiene un po’ su i prezzi. E’ anche per questo che siamo un po’ meno positivi sull’equity e un po’ di più sull’obbligazionario governativo, specialmente statunitensi. Il concetto, comunque, è che chi investe nel lungo periodo deve guardare meno al punto d’ingresso rispetto alla durata dell’investimento”.