Sardegna: paga 80 euro per 4 succhi di frutta

26 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il caso precedente si era verificato proprio pochi giorni fa a Venezia, con un conto di 100 euro per quattro caffè, di cui uno corretto, e tre amari.

Ma ormai più che di caso, il fenomeno sta diventando quasi ordinaria amministrazione, nelle località turistiche italiane più in voga. L’ultima polemica infuria su Twitter, dove un cliente ha postato la foto dello scontrino emesso dal Phi Beach, locale esclusivo della Sardegna.

120 euro per quattro succhi di frutta, un bicchiere di vino e un analcolico alla frutta. Così, è il caso di dirlo, diversi commercianti italiani continuano a spolpare i turisti, italiani e stranieri. E così, una delle poche attività che ha retto alla crisi drammatica dell’Italia, si sta imbattendo in seri rischi, visto che ci sarà un motivo per cui località come Malta sono strapiene di turisti di tutto il mondo mentre la Sicilia, nonostante tutte le sue ricchezze, non attrae quella quantità di turisti che si meriterebbe (e questo è un solo caso).

Nella polemica interviene Flavio Briatore, che sempre su Twitter scrive: “chi fa questi prezzi dovrebbe essere multato, è una vergogna”, commenta; c’è poi chi chiede che il locale Phi Beach venga chiuso e chi sfrutta l’occasione per prendersela con Briatore e i prezzi del suo locale Billionaire (dove i succhi costano “solo” 15 euro).

sempre su Twitter, rispondendo al tweet di denuncia del giornalista e autore Gabriele Parpiglia con la foto dello scontrino. Scatenando un vespaio: c’è chi se la prende con i commercianti, chi auspica la chiusura del Phi Beach, chi attacca Briatore ed i prezzi del Billionaire (che replica: da noi, al Billio, per un succo paghi 15 euro).

Dal canto suo, il Phi Beach risponde: “Ci sorprende abbia destato tanto scalpore uno scontrino da 120 euro corrispondente a 6 consumazioni servite ad un tavolo privé – è scritto nella nota – I nostri clienti sono liberi di consumare al tavolo con servizio dedicato o in qualunque altra parte del locale, senza servizio, ad un prezzo inferiore”.