Sanzioni Russia: Italia, a rischio fatturato da 1 miliardo nell’alimentare

7 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’export alimentare italiano verso la Russia vale oltre un miliardo di euro e “l’annuncio della Russia di vietare le importazioni agroalimentari dai paesi che hanno appoggiato le sanzioni dopo la crisi in Ucraina potrebbe avere pesanti conseguenze per la produzione Made in Italy”. Questo l’allarme lanciato dalla Confederazione italiana agricoltori.

Il blocco, della durata di un anno, “coinvolge Unione europea e Usa, oltre a paesi come Canada e Australia, e riguarda carne, pesce, ortofrutta, prodotti lattiero-caseari“. Solo nel 2013 le esportazioni italiane in Russia “sono cresciute dell’8,2%, per un valore complessivo di 10,4 miliardi.

In particolare, l’agroalimentare, con un fatturato di oltre un miliardo di euro, rappresenta il 10,3% dell’export totale verso Mosca”. Questo significa che “lo stop deciso dalla Russia avrà ricadute economiche rilevanti sul nostro Paese, mettendo a rischio certo il giro d’affari sul mercato russo di ortofrutta (per 131 milioni), carni fresche e lavorate (per 78 milioni), latte e derivati (per 51 milioni)”.

I prodotti che si salvano A oggi invece, sottolinea la Cia, “il blocco non interessa prodotti come vini e spumanti, in costante crescita in Russia, con 260 milioni di fatturato e percentuali in aumento rispettivamente del 12% e del 49% nell’ultimo anno”.

In ogni caso, “la commissione europea si sta già attivando sulla questione. Resta alta la preoccupazione soprattutto per l’ortofrutta fresca che, oltre a non ricevere le necessarie risposte per la gestione della crisi in corso, rischia di venire ulteriormente danneggiata dal blocco deciso dalla Russia”.

I supermercati russi dovranno trovare al più presto dei sostituti per riempire gli scaffali. L’agricoltura russa, nonostante molti campi siano colpivati non ha fatto molto bene dall’era sovietica, i contadini hanno fatto fatica con la trasformazione in un sistema capitalistico e vista la fuga dei giovani russi nelle città. Le importazioni del paese arrivano a coprire a metà del fabbisogno.