Sanità, BCG: difformità nel livello delle prestazioni costa 5 miliardi l’anno

17 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

Il potenziamento del Sistema sanitario nazionale è tornato fortemente d’attualità con l’arrivo della pandemia Covid-19, che ha messo in luce pregi e limiti del modello italiano. La società di consulenza BCG ha presentato oggi una serie di proposte in materia, grazie agli interventi di Lorenzo Positano (Managing Director e Partner, responsabile della practice Healtcare per Italia, Grecia, Turchia e Israele), Silvio Belletti (Managing Director e Partner), e Stefano Cazzaniga, (Partner e Director).

“Il Sistema Sanitario Nazionale italiano è considerato fra i migliori al mondo quanto a universalismo delle cure, esiti di salute e costo/efficacia (8.9% PIL vs 9.7% in UK e 17.2% in USA) pur essendo tuttavia sottoposto a crescenti pressioni che ne minacciano la sostenibilità nel lungo periodo e mettono in discussione il concetto di ‘universalismo”, afferma una nota di BCG. “In termini di spesa pro-capite, il Sistema sanitario italiano “si attesta su 3.000 euro, circa 1.700 euro in meno rispetto a Francia e Germania”.

Sanità, qualità disomogenea sul territorio

La difforme qualità delle prestazioni è uno dei problemi che affliggono lo Stivale: quest’ultima “costringe i cittadini a muoversi, con implicazioni economiche che si aggirano sui 5 miliardi di euro all’anno”, afferma BCG. Se le regioni con performance sanitarie peggiori raggiungessero anche solo il valore medio italiano potrebbero essere salvate le vite di non meno di 25mila persone ogni anno, con una riduzione di quasi il 5% del totale dei decessi, afferma la consultancy.

BCG suggerisce per una positiva evoluzione del Sistema Sanitario su quattro direttrici principali:

  1. Avvicinare i servizi ai pazienti, assecondando la naturale transizione alla prossimità e ripristinando il ruolo della medicina territoriale (la sospensione dell’attività elettiva e la riduzione delle attività di prevenzione, pari a circa 4-6 miliardi di euro per ogni mese di chiusura, si sono riflesse in un aumento sostanziale delle liste di attesa, con conseguenze importanti date dal ritardo diagnostico)
  2. Porre l’attenzione sul valore e sull’equità distributiva, a partire dal miglioramento sistematico degli esiti di salute e dal ripristino dell’omogeneità di accesso ai servizi in tutte le geografie
  3. Fare leva sulle capacità e sulla disponibilità di investimento del settore privato, portandolo ad avere un reale ruolo integrativo e non duplicativo
  4. Promuovere la digitalizzazione dei processi clinici e organizzativi, come fattore abilitante