“Salvi con Bce e politica fiscale espansiva da parte di tutti”

23 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Nessuno vuole piu’ spendere: ne’ famiglie, ne’ imprese, ne’ le banche, che devono ripagare debiti e fare conto con degli attivi che stanno crollando. In queste situazione si potrebbe seguire la strada percorsa dal Giappone, come suggerisce l’economista Gustavo Piga.

Siamo in una situazione assurda, un “oltraggio alla democrazia in cui la Commissione Europea finisce per scriverne leggi di bilancio agli stati europei”, ha dichiarato Piga ai microfoni di RaiNews24.

Come si esce da crisi di questo tipo che in parte nascono dal fatto che le banche non vogliono prestare piu’ soldi a famiglie che non vogliono piu’ consumare?

Secondo il docente di Economia Politica dell’Universita’ romana di Tor Vergata, “le crisi di questo tipo durano sempre tantissimo tempo e Tokyo e’ stato l’unico caso della storia in cui il Prodotto Interno Lordo non e’ mai crollato sotto lo zero”.

Nel caso giapponese, quando nessuno voleva domandare e comprare ecco che e’ entrato in campo l’unico attore che poteva fare qualcosa: lo stato.

“Appena si introducono misure di austerita’ il motore della crescita si blocca”. Il debito pubblico e’ salito al 200% del Pil nel paese nipponico, ma il tasso di crescita e’ sempre rimasto positivo e la disoccupazione non e’ mai salito sopra il 5%. In quel modo anche i livelli di passivita’ sono gradualmente scesi e sopratutto si e’ scongiurata una rivolta sociale.

“Ci vuole una soluzione europea, non italiana, che dica che non se ne esce se non c’e’ crescita, con riforme che hanno effetti tra 5 anni come la Spending Review”.

Bisogna trovare una soluzione comune e trovarla subito. “L’unico che puo’ generare crescita e’ lo stato. Serve una politica fiscale espansiva da parte di tutti, con la Germania che e’ in grado di farlo piuu’ forte e l’Italia meno”.

“Aumentano entrate fiscale e il rapporto del debito sul Pil scenderebbe”. Il debito ha continuato ad aumentare perche’ l’Italia e la Grecia non crescevano.

Uscita pilotata dall’euro di uno stato in difficolta’. Dimentichiamoci che le ferite qui siano curabili con un cerotto. Se dovessimo chiudere l’avventura decennale dell’euro, comincera’ un periodo drammatico e si creeranno tensioni sociali enormi. Ci vorranno almeno 30 anni di difficolta’ economiche.

L’unico modo in cui salta l’euro e’ se i cittadini sfondano le porte dei parlamenti e bruciano le bandiere europee: “Questo succede soltanto in un caso, quando le persone soffrono e quando non si vede un futuro”.

Quello che devono fare questi leader e’ intervenire adesso, con lo stato che agisce stimolando la crescita per poi tirarsi indietro e lasciare il posto al settore privato. Altrimenti saranno guai, non solo sotto il profilo economico.

“Il vero contagio – ha concluso l’economista – e’ quello drammatico di disperazione che fa saltare la voglia di stare tutti insieme”.