Russia sgancia bomba finanziaria: pronti a pagare debito in rubli e usare yuan come riserva

15 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Mercati col fiato sospeso, aspettano le prossime mosse della Russia che vuole rimborsare il debito estero in rubli. Domani, 16 marzo, scadono cedole di due bond per oltre 117 milioni di dollari, uno in scadenza il 2023 e uno nel 2043. Ci si chiede, dopo che le sanzioni occidentali che hanno bloccato le riserve in dollari e euro e bloccato l’accesso ai mercati finanziari, se Mosca riuscirà a onorare i pagamenti. In caso negativo, il governo russo avrà a disposizione 30 giorni di tempo per provvedere a rientrare.

Ma se non dovesse riuscire a pagare nemmeno dopo questo periodo cuscinetto, scatterebbe l’insolvenza formale.  Ci saranno poi altre due date da tenere d’occhio: quella del 31 marzo quando scadono altri 359 milioni su un bond al 2030 e il 4 aprile quando scade un’obbligazione da 2 miliardi di dollari. Per molti osservatori la possibilità di un default di Mosca a questo punto è molto probabile e potrebbe esser decretata ufficialmente già intorno alla metà di aprile.

A rischio per la Russia ci sono attualmente circa 310 miliardi di dollari di debiti delle aziende verso l’estero, 75 miliardi di passivo delle banche e 67 miliardi di bond governativi.

Russia: pronti a pagare debito pubblico in rubli

Ma c’è di più. Ieri il governo russo ha sganciato una bomba finanziaria dagli esiti incerti. Con un decreto dei giorni scorsi Mosca ha deciso che lo Stato potrà ripagare in rubli il debito verso i creditori dei Paesi ostili (tra cui l’Italia).

In tal caso creditori verrebbero ripagati con la valuta locale ma i soldi sarebbero a tutti gli effetti bloccati visto che le sanzioni non permetterebbero di cambiarli in dollari o in euro. Senza contare che il crollo del rublo potrebbe svalutare ulteriormente quel denaro.

In particolare, per gli Eurobond emessi dal 2018 questa possibilità è stata prevista nei contratti di emissione, secondo quanto ha dichiarato ieri il ministro delle finanze Anton Siluanov.

“Siamo pronti ad effettuare pagamenti in rubli al tasso di cambio della Banca di Russia alla data del pagamento. Inoltre, sugli Eurobond emessi dal 2018 questa possibilità è stata stipulata direttamente dai documenti di emissione”, si legge in una dichiarazione diffusa dall’ufficio stampa del ministero. “Il congelamento dei conti in valuta della Banca di Russia e del governo della Russia può essere considerato come il desiderio di un certo numero di paesi stranieri di organizzare un default artificiale, che non ha reali basi economiche”, ha osservato Siluanov.

“Le affermazioni secondo cui la Russia non può ripagare i suoi obblighi di debito statale sono false. I fondi necessari per onorare i nostri debiti ci sono”, ha aggiunto il ministro. Il 5 marzo, il presidente russo Putin ha firmato un decreto “sull’ordine temporaneo di adempimento degli obblighi verso determinati creditori stranieri”, che consente il rimborso dei debiti in valuta estera ai creditori degli Stati che hanno compiuto “azioni ostili” contro la Russia. In questi casi i pagamenti avverranno in rubli tramite conti speciali in banche russe.

…e a girare le sue riserve in valuta e oro in yuan

Ma non finisce qui. Per divincolarsi dalle sanzioni occidentali, Mosca si è detta pronta a girare tutte le sue riserve in valuta e oro in yuan, la valuta dell’alleato cinese. Ma anche a vendere le società estere che hanno abbandonato il suo mercato in segno di protesta contro l’invasione ucraina, mettendo in campo una procedura di fallimento-lampo che in 3-6 mesi potrebbe portare alla vendita dei loro asset.

Una serie di mosse, accompagnate da altrettanti decreti, che passano anche per un alleggerimento degli obblighi delle comunicazioni delle società quotate rendendole meno esposte agli affondi delle sanzioni straniere. E punta anche a bloccare il suo export di zucchero, grano e mais per proteggere il suo mercato interno mentre i prezzi, spinti dalla crisi ucraina, volano alle stelle sui mercati internazionali.