Rischi Esg: big cap italiane in ritardo su supply chain risk, cyber security e talent management

10 Ottobre 2018, di Fabrizio Guidoni

Sulla base di una ricerca sull’applicazione del D.lgs. 254/2016 legato alla “Informativa extra finanziaria (Esg)” realizzata in sinergia da Kpmg e Nedcommunity (associazione italiana degli amministratori non esecutivi e indipendenti, componenti degli organi di governo e controllo delle imprese) su un campione di 205 aziende italiane (150 quotate di cui 31 del Ftse Mib), i temi identificati come maggiormente rilevanti per quanto concerne i rischi Esg (environmental, social, governance) riguardano: i temi del personale (salute e sicurezza 75%, sviluppo capitale umano 72% e promozione della diversità 65% del campione), i temi ambientali (climate change 58%, efficienza energetica 57%, gestione dei rifiuti 43%), l’anticorruzione 62%, i rapporti con la comunità (60%) e la tutela dei diritti umani (52%).

I risultati dell’indagine sono stati discussi in un convegno organizzato da Nedcommunity con UBI Banca, al quale sono intervenuti esponenti del mondo della finanza, delle istituzioni, del credito e delle imprese. Dopo l’introduzione del presidente del Consiglio di gestione di UBI Banca, Letizia Moratti, e del presidente di Nedcommunity, Paola Schwizer, sono state presentate alcune evidenze della ricerca. Tra i vari risultati emerge che il 59% delle aziende è al primo anno di rendicontazione non finanziaria, mentre il 41% è rappresentato da aziende che avevano già intrapreso un percorso di reporting di sostenibilità. D’altronde i fattori Esg (ambiente, sociale e governance) sono destinati a diventare parte integrante della strategia delle aziende dopo l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 254/2016, che recepisce la Direttiva europea 2014/95, in base al quale dal 2018 le imprese di grandi dimensioni (che sono Enti di interesse pubblico) devono produrre un’informativa non finanziaria riguardante i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva.

È interessante vedere se e come le aziende presidiano i rischi emergenti legati ai fattori Esg. La survey – osserva il presidente di Nedcommunity Paola Schwizer sembra mostrare un quadro complessivamente positivo in particolare per le aziende del Ftse Mib: il 74% del campione dichiara di avere un modello integrato di gestione dei rischi. Solo il 61% identifica tuttavia rischi per tutte le aree oggetto di rendicontazione obbligatoria. Tra quelli più ricorrenti, oltre ai rischi coperti da normative apposite, come ad esempio in materia di sicurezza o di anticorruzione, vi sono aspetti legati a fattori ambientali e di cambiamento climatico (oltre il 40% delle Ftse Mib). Anche per questo gruppo di società a maggiore capitalizzazione, tuttavia, supply chain risk, cyber security o talent management appaiono qualificati o misurati solo in pochi casi. È evidente quindi che la tendenza in atto è verso un approccio globale ai rischi, anche legati a trend di lungo periodo, ma il percorso di sviluppo di misure affidabili su aspetti spesso intangibili deve essere portato avanti con convinzione”.