Riforme chiave: senza ripresa M5S al governo

14 Dicembre 2015, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Che sia davvero la volta buona per l’Italia? Le riforme istituzionali del governo Renzi riusciranno a rendere più efficaci i processi decisionali e a stabilizzare il sistema politico italiano? Ha contribuito a questo attualissimo dibattito il professor Massimo Bordignon, in un articolo comparso sulla pagina del think-tank europeo Bruegel.

Se gli obiettivi delle riforme del sistema politico erano ridimensionare i ricatti dei piccoli partiti, evitare i rimpalli fra le due Camere e dare un’impronta più moderata agli output politici, ebbene, non è così scontato che le riforme di Renzi bastino a raggiungerli. Del resto, ricorda Bordignon, la riforma elettorale del 1993, che condusse dal proporzionale puro al sistema elettorale misto, non conseguì gli effetti sperati.

Infatti il sistema dei partiti, in quell’occasione era riuscito a mantenere intatto il potere contrattuale anche delle formazioni minori. Il risultato, empiricamente dimostrato, fu che non si verificò il consolidamento che allora ci si auspicava. Per questa tornata di riforme, tra cui il controverso Jobs Act (la riforma del lavoro), tuttavia, l’istituto Bruegel nel complesso è più ottimista rispetto al passato.

Per capirne la ragione rivediamo con ordine i diversi punti “attaccati” dal governo.

Superamento Bicameralismo perfetto

È fra le innovazioni sicuramente più efficaci per lo sveltimento del processo legislativo. Il bicameralismo perfetto, unito alle basi elettorali differenti per Camera e Senato ha molte volte compromesso la fluidità del loro funzionamento. Ridimensionare le prerogative e le modalità d’elezione del Senato è uno dei presupposti necessari per cui la nuova riforma elettorale possa assolvere allo scopo di garantire maggioranze certe.

La nuova legge elettorale

Con l’Italicum, scrive Bordignon, il partito o le lista politica vincente avrà la possibilità di accedere al premio di maggioranza che garantisce il 54% dei seggi: il premio, dunque, non verrà attribuito alla coalizione. Risultato: il potere delle componenti minoritarie delle coalizioni vedranno certamente ridotta la propria influenza, con il rafforzamento della forza vincitrice che ne consegue. Forte del 54% dei seggi e senza le trappole di due Camere con gli stessi poteri, ma di differente composizione.

L’esperienza di una legge simile già adottata per i Comuni, prosegue Bordignon, fa pensare che, anche per quanto riguarda gli esiti politici sia garantita una maggiore stabilità. Il fatto che soltanto gli esiti del ballottaggio siano determinanti per il risultato finale, anche qui, riduce ampiamente il potere dei partiti più piccoli.

Con Italicum vittoria M5S è possibile

Mai sottovalutare l’ingegno della politica. Anche con l’Italicum e il suo premio di maggioranza assegnato alla singola lista, il peso delle anime dissidenti potrebbe insinuarsi ugualmente. Infatti la creazione di cartelli elettorali, liste composite e così via, sono tutte possibilità molto concrete tali per cui la coalizione, di fatto, cambierebbe pelle solo allo scopo di concorrere compatta al bonus di seggi.

Secondo aspetto: dare solidità al sistema non significa necessariamente stabilizzarlo verso il centro, o l’egemonia dei partiti moderati. Posto che l’obiettivo del legislatore sia quello di influenzare gli esiti politici di una legge elettorale, l’attuale scenario che vede il Partito Democratico seguito a poca distanza dal Movimento 5 Stelle (32% contro il 27% dei consensi), prefigura il ballottaggio fra una forza moderata e una anti-establishment: non è detto che sia la prima a prevalere. Anzi, secondo i più recenti sondaggi, il M5s sarebbe leggermente in vantaggio sul Pd se la votazione avvenisse oggi.

Per Bordignon la vittoria del M5s resta ancora improbabile, ma pur sempre possibile. Detta più ampiamente, un sistema politico che premia il primo arrivato, rischia, quando corrono tempi difficili di crisi economica, di consegnare il Paese, con pieno potere di governare, a forze politiche malpanciste e poco esperte. Per questo, conclude lo studioso, si avverte molta pressione sull’attuale governo affinché ristabilisca un’adeguata ripresa economica in tempi brevi.

Fonte: Bruegel