Riforma delle intercettazioni telefoniche: controlliamo il lavoro della polizia giudiziaria

24 Settembre 2017, di Giovanni Falcone

Riforma delle intercettazioni telefoniche: controlliamo il lavoro della polizia giudiziaria!

 

In nostro Ministro della Giustizia oggi ci onora di parlare di procedura penale, di codice antimafia: novità assoluta, posto che nell’ultimo semestre l’ho sempre sentito a parlare di come mandare in panchina il Segretario del partito democratico e come unire la Sinistra.

Dopo le note “trascrizioni di intercettazioni telefoniche” nelle “Informative di polizia giudiziaria alla Scafarto[1]”, l’intervista pubblicata sul Sole di oggi esordisce con la prima domanda riguardante la esigenza di conciliare la necessaria “riservatezza delle intercettazioni telefoniche legata per lo più ad esigenze investigative e il contestuale diritto all’informazione dell’opinione pubblica?”

Nella prima fase, sarà importante stralciare quelle conversazioni del tutto irrilevanti ai fini del reato per cui si procede, anche immaginando il ricorso ad un  giudice terzo per una selezione non condivisa fra accusa e difesa.

E per l’eccesso di discrezionalità ancora oggi presente nella bozza in discussione assegna alla polizia giudiziaria, già a monte, al momento della trascrizione?

Per questo, continua il Ministro Orlando, si sta pensando a introdurre un “doppio brogliaccio”, uno integrale e uno con le conversazioni stralciate, utile sia per verificare da parte del PM la qualità della selezione sia per recuperare eventuali parti mancanti ritenute d’interesse alle indagini.

Sono anche previste novità in ordine al codice antimafia?

Si, verrà estesa la possibilità dl sequestro e confisca per altri reati, soprattutto quelli contro la Pubblica amministrazione, anche se il Senato ha già ritoccato – o aggiungo io “annacquato” – la norma prevedendo il vincolo associativo.

I detenuti stanno aumentando di nuovo dopo un periodo di calo e ritorniamo al problema del “sovraffollamento carcerario”. Ci si deve aspettare qualche provvedimento emergenziale già collaudato in passato “svuota carceri”?

Molti detenuti sono in attesa di giudizio e avrebbero diritto alla “detenzione domiciliare” ma restano in carcere perché non hanno domicilio.

Sono in arrivo i “braccialetti elettronici” in arrivo dal Ministero degli interni cui compete l’approvigionamento.

Abbiamo aumentato la capienza carceraria di oltre cinquemila posti e si prevede un maggiore spazio per i Giudici di sorveglianza per l’assegnazione di pene alternative.

L’ultima domanda ha riguardato la mancata riforma del consiglio Superiore della Magistratura. Perché?

Troppa carne al fuoco del progetto di riforma contenuta nel Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Conclusioni

La “informative alla Scafarto” sembrano che abbiano fatto scuola e indotto il Parlamento a prendere atto di un modus operandi approssimativo non più tollerabile.

Quello che sfugge a mio avviso, avendo fatto l’ufficiale di Polizia giudiziaria per 22 anni, al netto di corsi di allievo finanziere, sottufficiale e Accademia, è il ruolo del Pubblico ministero riversando, soprattutto nella mala sorte ogni negligenza, approssimazione o quant’altro nella errata operatività dell’organo esecutivo deputato alle indagini.

Non è così o meglio non è sempre così’ laddove si consideri che, nella maggioranza dei casi l’ufficio inquirente trascrive nella richiesta di “Rinvio a giudizio” presentata al Giudice delle Indagini preliminari un mero “copia & incolla” della informativa redatta dall’organo investigativo.

Insomma, un maggiore “raccordo fra PM e Polizia giudiziaria” sarebbe auspicabile e ridurrebbe significativamente il rischio di errori, anche inconsapevoli.

Attendiamo sviluppi!

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[1] L’ufficiale del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri,  inquisito per falso e rivelazione di segreto d’ufficio nella vicenda Consip