Riforma catasto: l’evasione fiscale sugli immobili ammonta a 6 miliardi

20 Settembre 2021, di Massimiliano Volpe

La riforma del catasto che dovrebbe essere inserita nella più ampia riforma fiscale che il governo Draghi presenterà entro fine mese dovrebbe contribuire a ridurre l’evasione fiscale sugli immobili. La mossa del governo riflette anche le continue pressioni da parte dell’Unione europea circa una verifica sull’effettivo ammontare del gettito che potrebbe derivare dall’immenso patrimonio immobiliare italiano. Sono ormai sei anni che Bruxelles l’chiede all’Italia di adeguare il valore dichiarato degli immobili rispetto a quello del mercato.

Evasione fiscale sugli immobili: le stime del governo

L’insistenza di Bruxelles ha un fondamento. Secondo quanto evidenziato oggi da Il Sole 24 ore, che cita i dati del rapporto annuale sull’economia sommersa allegato alla Nadef, tra Imu, affitti in nero e case fantasma l’evasione fiscale sugli immobili in Italia supera i 6 miliardi di euro. A guidare la classifica degli illeciti sul mattone è l’Imu che se fosse pagata da tutti porterebbe nelle casse di Comuni e Stato 4,8 miliardi in più ogni anno. È il risultato della differenza tra l’Imu teorica con l’aliquota base del 7,6 per mille, che per le stime Mef ammonterebbe a oltre 18,8 miliardi, e l’Imu effettiva ad aliquota standard, che si ferma a 13,9 miliardi.
Nel conto entrano poi i 266 milioni di Tax Gap della Tasi e i 695 milioni di mancata Irpef per le locazioni non dichiarate dai proprietari.

La percentuale media di evasione in Italia ammonta quindi al 25,8%. Il dato non è uniforme sul territorio nazionale con differenze molto marcate da regione a regione. In Emilia Romagna l’evasione è al 15% mentre in Calabria vola al 46,3%.

Secondo le indiscrezioni circolare in questi giorni le misure che potrebbero essere introdotte con la riforma del catasto, potrebbero riguardare:

  • revisione delle categorie: è prevista una divisione degli immobili in base ai criteri. Si prevedono le categorie di immobili ordinari, speciali e coperti dai beni culturali;
  • passaggio dai vani ai metri quadri: potrebbe essere un calcolo più equo dove molte volte i vani venivano abbonati;
  • emersione dei cd. immobili fantasma non iscritti al catasto sui quali non viene pagata nessuna imposta.

Le perplessità per la riforma del catasto

Secondo Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic “La riforma del catasto, che ci chiede l’Europa, è illogica per almeno quattro motivi. Il primo: l’aumento degli estimi catastali coinciderebbe, per paradosso, con il lungo periodo di crollo del valore delle abitazioni e soprattutto dei locali commerciali, sempre più danneggiati dal commercio elettronico; il mercato immobiliare, che in futuro soffrirà anche il decremento strutturale della popolazione, ne uscirebbe ulteriormente a pezzi e ciò renderebbe più poveri gli italiani, per i quali il mattone resta la primaria ricchezza.

Il secondo motivo: aumentare la tassazione sugli immobili, a cominciare dall’Imu sulle seconde case detenute da un italiano su cinque, accentuerebbe la desertificazione dell’entroterra e delle zone montane del nostro Paese, dove le abitazioni nei paesi d’origine rappresentano già un costo insostenibile di cui moltissimi italiani si vorrebbero liberare; un fenomeno che avrebbe ricadute negative anche sul turismo.

Il terzo: l’aumento del prelievo fiscale penalizzerebbe le nuove generazioni che ereditano immobili di cui spesso non sono in grado di provvedere economicamente persino alla loro gestione e manutenzione; è noto, infatti, come oggi, a differenza degli anni Sessanta, molti figli non riescano ad eguagliare i genitori per qualità del lavoro e reddito.

Quarto motivo: l’aumento della tassazione cadrebbe in una crisi economica determinata dal periodo pandemico che mostra ancora evidenti ferite economiche e sociali; con la riforma catastale varierebbe anche l’Isee, con pesanti ripercussioni sociali, si pensi alla mensa scolastica o alle tasse universitarie”.