Riduzione delle tasse, salario minimo: i punti principali del Piano nazionale di riforma (Pnr)

6 Luglio 2020, di Mariangela Tessa

Sì alla riduzione delle tasse per i ceti medi, ma non lasciarsi tentare da condoni fiscali. Al contrario, insistere sulla lotta all’evasione fiscale con più risolutezza e controlli.

Sono queste le linee guida del Piano nazionale di riforma (Pnr), secondo quanto si legge nella bozza che l’Ansa è in grado di anticipare, che secondo le intenzioni del governo dovrebbe servire a rilanciare la crescita in Italia. E che approderà tra oggi e domani in cdm.

Il documento che l’Italia metterà a punto per settembre,  e che elenca gli obiettivi del Programma di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) da presentare alla Commissione Europea, è  basato su tre pilastri: “modernizzazione del Paese, transizione ecologica e inclusione sociale e territoriale e parità di genere”. Le “notevoli risorse che l’Unione Europea ha messo in campo -scrive il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in premessa al Pnr- devono essere utilizzate al meglio”.

Obiettivo prioritario: riduzione della pressione fiscale

“L’alleggerimento della pressione fiscale è una delle componenti più importanti del programma di Governo” e dopo il taglio del cuneo partito da luglio, il governo sta lavorando a “una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta” per “disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale”. Con la riforma – si legge – “saranno anche razionalizzate le spese fiscali e, in particolare, saranno rivisti i sussidi ambientalmente dannosi (SAD)”.

La “riduzione del tax gap” è “obiettivo prioritario” che sarà perseguito con “il miglioramento della qualità dei controlli” anche per “impedire che i contribuenti fruiscano indebitamente” agli aiuti anti-Covid”, con il rafforzamento “dell’efficacia della riscossione” e la spinta alla “compliance volontaria” ma “è confermata la determinazione a non prevedere nuovi condoni che, generando aspettative circa la loro reiterazione, riducono l’efficacia della riscossione delle imposte”.

Verso salario minimo

Il governo punta all’introduzione del salario minimo, secondo i dettami del Piano di rilancio.

“Per rendere più dignitosa la condizione dei lavoratori con salari sotto la soglia di povertà e per aggredire i fenomeni di dumping salariale – si legge nella bozza – il governo proporrà, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, una graduale introduzione di un salario minimo orario collegato alla contrattazione collettiva nazionale”. Questa iniziativa, si spiega, “mira all’introduzione di un salario minimo orario – già vigente in 22 Paesi europei su 28 – che valorizzi la contrattazione collettiva nazionale fissando una soglia minima di retribuzione oraria inderogabile”.

Incrementare spesa pubblica per ricerca e istruzione

Per il rilancio post-Covid “si punterà ad incrementare la spesa pubblica per la ricerca e per l’istruzione, in special modo terziaria, in misura pari complessivamente a 0,4 punti percentuali di Pil nei prossimi tre anni”, circa 7 miliardi.

 “Parte della maggiore spesa sarà destinata al finanziamento di progetti di ricerca che perseguano obiettivi di sostenibilità ambientale e digitalizzazione e che contestualmente abbiano un rilevante effetto sull’incremento della produttività”.