Rialzi dei tassi: quali effetti su mutui e prestiti?

3 Ottobre 2022, di Mariangela Tessa

Mentre l’inflazione continua mordere, le banche centrali proseguono senza sosta nel loro programma di rialzo dei tassi. Non fa eccezione la Bce che, nel mese di settembre, ha deciso di aumentare i tassi sui depositi di 75 punti base. Si tratta del secondo aumento dopo quello di 50 punti base comunicato il 21 luglio. E le prospettive sono per ulteriori aumenti. In questo scenario, appaiono inevitabili gli effetti su mutui e prestiti.

Gli effetti sui mutui

Partiamo dai mutui. Se l’ulteriore aumento dei tassi è una certezza, la novità degli ultimi mesi è che questo trend non è relativo solo ai mutui a tasso fisso, ma anche ai mutui a tasso variabile. Tuttavia come spiega, Alessio Santarelli, direttore generale della divisione broking di Gruppo MutuiOnline e ceo di MutuiOnline spa:

“Non siamo più in uno scenario di tassi ai minimi storici e spread ridotto tra fisso e variabile come negli ultimi 3 anni, al contrario adesso le caratteristiche distintive dei diversi prodotti possono fare la differenza. È importante inoltre ricordare che il mutuo è un investimento a lungo termine, quindi deve essere affrontato senza farsi influenzare eccessivamente dal contesto economico congiunturale in quanto mutevole e considerando che una surroga in futuro è sempre possibile. Oggi per chi vuole la sicurezza del tasso fisso è importante concludere il contratto il prima possibile, mentre chi è disponibile ad assumersi il rischio di un variabile godrà di rate inizialmente più basse, che sicuramente aumenteranno nei prossimi mesi. Infine i mutui con cap rimangono un’opzione interessante, guardando con attenzione a offerte il cui tasso variabile di partenza e il tetto limite non si allontanino più di 50-100 punti base dai prezzi di un prodotto fisso o variabile senza cap.”

MutuiOnline.it mostra attraverso una simulazione l’effettivo impatto del rialzo dei tassi sulle tasche dei consumatori: per un impiegato di 39 anni che richiede un mutuo di 140 euro per un immobile da 200 mila euro, quindi con un Loan To Value (LTV) del 70%, con durata 20 anni, fino alla vigilia dell’ultima stretta della Bce,  la migliore offerta a tasso fisso aveva un tasso del 2,89% e prevedeva il pagamento di 769 euro mensili. Con l’aumento di 75 punti base la rata salirebbe 822 euro, aumentando quindi del 6,9%, e costando oltre 12.700 euro in più nell’arco di 20 anni.

Il tasso variabile crescerebbe in proporzione di più: la migliore offerta al momento prevede un pagamento di 664 euro al mese, con tasso dell’1,32%, che diventerebbero 713 euro se il tasso salisse a 2,07%, richiedendo un esborso di oltre 11.700 euro in più, pari al 7,4%.

Gli effetti sui prestiti

Anche se i tassi di interesse dei prestiti personali, a differenza di quelli dei mutui, non variano direttamente con le fluttuazioni dei tassi, è comunque possibile che i prezzi dei prodotti siano adeguati ai nuovi tassi di interesse. E in questo caso l’impatto non sarebbe irrilevante, soprattutto per i prestiti con una durata più lunga.

Per ora – mette in evidenza l’Osservatorio Finanziamenti di PrestitiOnline.it – i tassi per i prestiti personali sono stabili e non hanno ancora risentito del contesto attuale di aumento tassi e alta inflazione. Infatti il tasso medio del 2022 si attesta al 6,80%, solo 15 punti base più alto rispetto al 2021, e inferiore ai dati del 2020 (Taeg medio del 6,86%) e del 2019 (7,14%).

I migliori tassi rimangono significativamente più convenienti dei tassi medi, evidenziando l’importanza della comparazione per ottenere le migliori offerte: il miglior Taeg per un prestito personale nel trimestre corrente è pari a 5,75%, per una cessione del quinto per privati 4,37%, per pensionati 3,91% e per i dipendenti pubblici 3,24%. La varietà di soluzioni disponibili e i tassi bassi della cessione del quinto per ora mettono al sicuro anche dalle prospettive più pessimistiche di rialzo dei tassi.

Vediamo ad esempio cosa succederebbe se i tassi medi dei prestiti crescessero prima di 75 punti base nel mese di ottobre, come reazione all’aumento comunicato dalla Bce a settembre, e poi di ulteriori 75 base a dicembre, in seguito a un previsto terzo aumento nella riunione del Consiglio direttivo di fine ottobre.

Secondo le rilevazioni di PrestitiOnline.it oggi il migliore tasso per un prestito liquidità di 10 mila euro a 3 anni è pari al 5,53%, equivalente a una rata di 304 euro al mese. Ipotizzando un aumento di 75 punti base nel mese di ottobre 2022, un nuovo prestito stipulato avrebbe un tasso del 6,69%, con una rata mensile da 307 euro (+1,1%). Nel caso di un secondo aumento di 75 punti base, la rata si alzerebbe a 311 euro al mese, pari al 2,2% in più.
L’impatto sarebbe ancora più significativo per un prestito ristrutturazione da 20.000 euro da rimborsare in 7 anni: in seguito a un aumento di 75 punti base la rata mensile passerebbe da 296 euro medi a 304, pari a 672 euro complessivi da rimborsare in più (+2,6%). Nel caso di un ulteriore aumento dei tassi, la rata diventerebbe di 311 euro, portando l’incremento a +5,1%.

Perché gli italiani fanno ricorso al prestito

Nel trimestre in conclusione quasi 2 italiani su 3 richiedono una tra queste tre finalità: liquidità (29,2% del mix), acquisto auto usata (18,3% del mix) e ristrutturazione (14,6% del mix).

Esattamente tre anni fa – fanno notare da PrestitiOnline.it – pochi mesi prima dello scoppio della pandemia, il podio era molto più equilibrato, e l’interesse degli italiani era focalizzato sull’acquisto di un’auto (20,4% del mix) o sulla ristrutturazione (20%), rispetto all’ottenimento di somme di denaro per spese correnti (17,4%).

Si segnala anche una leggera crescita delle richieste di prestito per arredamento (+9,6% rispetto al trimestre precedente), forse spinte della scadenza al 31 dicembre 2022 dei bonus governativi che permettono di accedere ad agevolazioni sulle ristrutturazioni.

Secondo la rilevazione di PrestitiOnline.it restano invece stabili gli importi medi richiesti, intorno agli 11.700 euro, la durata media di poco più di 5 anni (il 66% del totale delle richieste è sotto i 5 anni) e l’età media di circa 43 anni dei richiedenti (il 64,1% del totale è tra i 36 e i 55 anni).