Renzi: “taglio Irpef a ceto medio”. Padoan lo blocca subito

19 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il premier Matteo Renzi sceglie i social per dialogare e rispondere alle domande degli italiani sulla sua gestione di governo. Dall’occupazione alle tasse, alla riforma dell’Agenzia delle Entrate e delle Università, fino al bonus 80 euro: sono tanti i temi trattati nella diretta Facebook “Matteo risponde” e tutti arrivano dalle domande poste dagli utenti via social. Ma andiamo per ordine.

In primo luogo il capitolo tasse. All’affermazione di un lettore che lo rimprovera del fatto che vi siano troppe tasse, il premier risponde che il prossimo sforzo sarà quello di aiutare il ceto medio.

“Abbiamo deciso la più grande riduzione della pressione fiscale mai fatta. Non si vede, ma dobbiamo trovare il modo di farla conoscere meglio. Abbiamo stabilito gli incentivi sul lavoro. Dobbiamo aiutare il ceto medio e le famiglie, altrimenti non difendiamo quella parte lì, la più numerosa. Stiamo discutendo come, se attraverso le aliquote Irpef o un sistema fiscale diverso. Andrà nella legge di stabilità del 2017: è un’assoluta priorità. La voluntary disclosure è stata un successo. Stiamo lavorando alla versione 2.0. Perchè se stai all’estero e hai portato soldi all’estero io te li faccio anche riportare ma paghi. E con questi soldi potremo dare una mano al ceto medio”.

Ma arriva prontamente una frenata, stavolta non dai soliti dell’opposizione ma dallo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. In un’intervista su La Stampa, il ministro afferma chiaramente che è “prematuro” al momento parlare di taglio delle tasse. Sul taglio dell’Irpef annunciato, il ministro è chiaro e non ha remore a dire che:

“Parlare di singole misure è prematuro, poiché esse vanno valutate nell’ambito della legge di Stabilità. L’impegno a neutralizzare le clausole di salvaguardia è già noto ed è stato preso con il Paese.

Sempre in tema di tasse, a chi scrive in merito al bonus 80 euro, Renzi afferma che non si tratta di “una mancia”.

“Io non li prendo perchè guadagno 5mila euro al mese. Ma per chi guadagna 1100 euro gli 80 euro sono soldi. E non sono una mancia elettorale, giusto Berlusconi e Grillo possono dirlo, che tanto sono milionari”.

Con l’occasione il premier lancia una stoccata ai deputati 5 Stelle, Di Battista e Di Maio in primis.

“L’immunità è diventata uno schermo di cui qualcuno approfitta per non farsi giudicare. Quando qualcuno deve pagare è giusto che lo faccia. Ma perchè quattro deputati dei Cinque stelle che hanno detto cose clamorosamente false non rinunciano alla loro immunità? Rinuncino al privilegio, non sono cittadini come altri?”.

Contro chi snocciola dati sul lavoro – definiti “balle clamorose” – il premier difende a spada tratta l’operato del governo con il Jobs Act.

“Gli incentivi hanno funzionato, è il loro compito. Hanno funzionato nel 2015. Nel giro di due anni abbiamo recuperato 400mila posti di lavoro. Abbiamo interrotto la caduta. Nel dare i dati trimestrali dell‘Inps si è visto che il saldo positivo è più piccolo dello scorso anno. Non è che ci sono meno posti di lavoro ma siccome gli incentivi sono ridotti, è cresciuta meno l’occupazione, va meno veloce ma continua a crescere”.

Renzi conferma inoltre che entro il 2016 ci sarà la riforma dell’università e dell’Agenzia delle Entrate, in cui l’obiettivo è fare in modo che i “cittadini abbino più fiducia nella Pubblica amministrazione” anche cancellando Equitalia.

“Vogliamo trasformare l‘Agenzia delle Entrate affinché il sistema sia a disposizione del cittadino e non un sistema vessatorio contro il cittadino. Al 2018 Equitalia non ci arriva mica”.