Renzi pronto al voto. E Giachetti mandarebbe a casa “l’amico Gentiloni”

9 Gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

E se alla fine il Pd fagociterà se stesso, nel soddisfare le ambizioni di Matteo Renzi? Uscito sconfitto dal referendum dello scorso 4 dicembre, l’ex premier non ha fatto mistero del suo desiderio di tornare il prima possibile al voto, una volta che si capirà quale sarà la nuova legge elettorale. Il quotidiano La Stampa scrive oggi che Renzi vuole capire se sia percorribile “la strada maestra, ovvero un accordo con Berlusconi su un sistema elettorale, visto che con i 5stelle non c’è dialogo”.

“Sulla legge elettorale la partita prenderà corpo alla fine della settimana quando Gianni Letta dovrebbe far sapere le intenzioni di Berlusconi sulla proposta del Pd di un proporzionale con una soglia di sbarramento alta”.

Renzi preme insomma sul ritorno alle urne al più presto, e anche per questo non è certo passato inosservato l’ennesimo screzio che ha spaccato il PD nelle ultime ore e che ha visto da un lato il renziano Roberto Giachetti e dall’altro la minoranza del partito. Non per niente Giachetti è considerato da molti come emissario delle volontà di Renzi.

In un’intervista a La Repubblica pubblicata ieri, l’ex aspirante sindaco alla città di Roma e vicepresidente della Camera  ha spinto sull’urgenza di riportare gli italiani alle urne il prima possibile. Così ha detto:

“L’unico punto fermo di una Repubblica è che il popolo deve poter essere chiamato alle urne in qualunque momento, quindi anche subito dopo la pronuncia della Consulta si deve poter votare».

E ancora:

“Siamo tutti consapevoli che questo esecutivo, peraltro guidato dal mio migliore amico, ha una durata limitata all’emergenza che ne ha decretato la nascita. Gli italiani vogliono un governo con una maggioranza omogenea che da anni non abbiamo. Noi siamo gli unici che dicono di voler votare e intendono farlo. Troppi lo dicono ma poi lavorano per non farlo”.

Ciò che stupisce ancora di più è la possibilità che alla fine sia lo stesso PD – di cui fa parte l’attuale premier Gentiloni – a staccare la spina all’attuale governo.

Per Giachetti, che si riferisce al presidente della Repubblica Sergio Mattarella:

“E’ normale che lui si adoperi affinché si possa votare nelle condizioni migliori, cioè con una legge omogenea alle due Camere. Ma è anche evidente che nel momento in cui venga meno la responsabilità di governo del partito di maggioranza, unico a farsi carico di questa situazione, anche il Presidente della Repubblica non potrà che prenderne atto”. Dunque, domanda il giornalista, “sta dicendo che se il Pd stacca la spina il Presidente deve sciogliere le camere”? Ferma e chiara la risposta: “Non mi pare che vi siano altre maggioranze possibili”.

Si grida allo scandalo, infuria la polemica, e Dagospia riporta l’intervista scrivendo che Giachetti scava la fossa al suo amico Gentiloni.

Immediata anche la reazione della minoranza del PD. Così il deputato della sinistra Pd Davide Zoggia:

“Prendiamo atto, dalle parole rilasciate ad un importante quotidiano nazionale, del fatto che ormai il vicepresidente della Camera è colto da una vera e propria ossessione per la minoranza del Pd. Attendiamo con ansia che possa superare questa spiacevole condizione per occuparsi invece un po’ di più dei problemi reali che colpiscono milioni di famiglie italiane. Non ci pare infine che Giachetti sia nella condizione di dare consigli. Il Pd la smetta piuttosto con politiche muscolari e lavori per costruire, anche in tempi brevi, alla più larga convergenza possibile su un ipotesi di legge elettorale che sia armonizzata tra Camera e Senato”.

E in una nota il senatore della minoranza Pd, Federico Fornaro, scrive:

“Giachetti si candida a capo del partito dell’avventura e degli irresponsabili. Voler ostinatamente andare a votare anche senza una legge elettorale omogenea e coerente tra Camera e Senato significa, infatti, essere degli irresponsabili e degli avventuristi. Se ne faccia una ragione Giachetti, ma noi al partito dell’avventura non ci iscriviamo perché abbiamo a cuore il futuro della democrazia parlamentare nel nostro Paese e anche le prospettive future del nostro partito, il Pd”.