Renzi, nessuna autocritica. E qualcuno già parla di meteora

21 Giugno 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Matteo Renzi commenta la vittoria del M5S alle amministrative, e promette di innovare ulteriormente il Pd. Parla di diverse cose, nel corso della conferenza stampa che si svolge a Palazzo Chigi. Ma c’è qualcosa che manca, ed è l’autocritica: proprio quella auspicata dalla minoranza del Pd. Così Renzi:

“Confermiamo che si tratta di un voto che ha ragioni di forte valenza territoriale, ma c’è una grande valenza nazionale: il fatto che c’è una vittoria in quasi tutti i comuni in cui i M5s stavano, una vittoria molto netta e indiscutibile che va chiamata con il suo nome”. Detto questo, “nessuno deve drammmatizzare e minimizzare” il risultato dei ballottaggi. Più che altro, sono necessari “buon senso e saggezza”, e l’esito delle amministrative “deve far riflettere il Pd“. Il premier nega che si possa parlare di voto di protesta nei confronti della sua persona. “Non è un voto di protesta ma un voto di cambiamento”, dice convinto. E ricorda che “è stata convocata la direzione democratica per venerdi 24 giugno, giorno di San Giovanni che, si dice, non vuole inganni”. In quell’occasione, “nel Pd faremo un confronto ampio e articolato, una discussione franca, vera e sincera, a viso aperto, su tutte le questioni”.

Intanto si accavallano le critiche di opinionisti, direttori di giornali, esperti di politica, e cittadini: e si insinua tra molti il dubbio che Renzi si confermerà alla fine una meteora, un politico, nella lunga storia della politica italiana, quasi di passaggio, che da ruolo di protagonista del palcoscenico ben presto diventerà soloo comparsa. Sarà il tempo a dirlo.

Intanto, intervistato da La Repubblica, il sindaco uscente di Torino, Piero Fassino, battuto dalla candidata del M5S Chiara Appendino, ammette che probabilmente, se non da un vento anti-renziano, è stato travolto “da un vento anti-politica sicuramente. E questo vento, in tutta Europa, penalizza chi sta al governo, locale o nazionale”.

Così Fassino:”Come sto vivendo questa sconfitta? Come una grande ingiustizia. Non mi preoccupo per me, ma per la città. Cinquestelle ha vinto con una sequenza di no. Ma che progetto ha per Torino? Non lo vedo. E la città rischia di tornare indietro”.

Anche La Stampa riporta l’amarezza dell’ex sindaco di Torino, secondo cui questo voto non avrebbe dovuto essere un referendum su Renzi.

Dal Pd è comunque un coro di critiche e di inviti a ripensamenti vari rivolti a Renzi.

Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, lo dice chiaro e tondo: nella sua città, il “Pd ha avuto il migliore risultato perché è stato unito e perché ha saputo interpretare una linea del centrosinistra unita e non del partito fai da te”. Dunque: “Cosa dirò a Renzi? Gli dirò che ci sono questioni nazionali che vanno affrontate”. E ancora: (Renzi) “si deve convincere che fare le cose solo dall’alto non porta ai risultati che vogliamo ottenere Bisogna ricostruire questo partito. Il fatto che il Pd, un partito di sinistra, abbia più difficoltà nei ceti popolari dei quartieri delle grandi città è un segnale che va accolto con prudenza”.

La disfatta del Pd viene certificata da uno dei grandi sconfitti di queste amministrative. Roberto Giachetti, affossato nella corsa alla carica di sindaco di Roma da Virginia Raggi.

“Da subito, ho capito che c’era una montagna da scalare. E dovevo riuscirci da solo. Il partito, purtroppo, più che un risorsa, s’è rivelato una tragica zavorra“. Mafia Capitale “l’ho incontrata ovunque sono andato. L’ho respirata. Una cappa. E, sotto la cappa, sempre gli stessi discorsi della gente: pure voi, Giache’, ce stavate in mezzo pure voi del Pd. E io a dire, a spiegare che abbiamo fatto pulizia, che siamo stati gli unici a farla e, soprattutto, che la mia storia sarebbe stata una garanzia. Anni e anni di lavoro in Campidoglio e mai, dico mai mezzo sospetto, un refolo perfido, niente, mai niente. Mi ascoltavano. Poi mi dicevano: senti, nun è nà cosa personale. È che tu rappresenti il Pd. Ce dispiace, ma nun te votamo“.

Livio di Tullo, vice sindaco uscente di Savona, paragona poi il Pd come un “peso”: tanto che lui stesso, con un post su Facebook, ha reso ufficiale la decisione di dire addio al Partito Democratico. “Una settimana fa ho comunicato al segretario Cittadino del Pd e a quello provinciale le mie dimissioni dal partito. Se devo dirla tutta, l’essere nel Pd è un freno e non una opportunità”.