Referendum, cosa prevedono analisti e banche dopo Renxit

5 Dicembre 2016, di Daniele Chicca

I mercati finanziari non sono nel panico dopo la vittoria del fronte del No al referendum costituzionale di ieri e le successive dimissioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi. I mercati azionari e obbligazionari sono volatili, così come quelli valutari, ma l’euro e i titoli delle banche italiane hanno nel complesso tenuto meglio del previsto finora.

Dopo un crollo iniziale il settore bancario in Borsa e il tasso di cambio della moneta unica rispetto al dollaro hanno recuperato il terreno perso per strada. Stamattina le banche e i broker di tutto il mondo hanno inviato note ai clienti per commentare cosa il voto popolare italiano significa per i mercati e cosa c’è da aspettarsi sul futuro politico ed economico della terza potenza dell’area euro.

Deutsche Bank: pioggia di vendite in Borsa

Marco Stringa, senior economist della banca, ha scritto che il mercato azionario italiano “potrebbe in un primo momento perdere il 5-10%, trainato al ribasso dai finanziari, con una pioggia di vendite persistente nel caso in cui le prospettive per un governo di transizione dimuniscano”. Un governo traghettatore in grado di mettere a punto le riforme istituzionali più importanti, tra cui la modifica della legge elettorale attuale, l’Italicum, piacerebbe ai mercati, in quanto ridurrebbe le chance di vittoria del M5S in eventuali elezioni anticipate.

C’è in ogni caso da aspettarsi una lunga fase di volatilità sulle Borse anche nel 2017, anno in cui il popolo francese è chiamato a eleggere il suo nuovo presidente della Repubblica. Non è da escludere la possibilità di una vittoria al secondo turno della leader del Front National, Marine Le Pen, unaa formazione di destra protezionista e anti europea. D’altronde dopo il trionfo di Donald Trump e la Brexit tutto è possibile.

Citigroup: instabilità politica peserà sulle banche

Gli analisti della banca americana Azzurra Guelfi e Borja Ramirez Segura osservano che anche se l’esito del referendum non dovrebbe avere un impatto significativo sulle operazioni delle banche europee, la paura legate ai rischi politici crescerà in Europa e questo avrà una conseguenza negativa indiretta sulle quotazioni delle banche”.

Natixis

Nuno Teixeira, head of instituzional & retail investment solutions per l’asset manager, osserva che il risultato del Referendum sta producendo “effetti limitati sui mercati”. L’attenzione dei mercati ora si sposta più sulla performance che l’economia italiana avrà nel 2017. Il Pil ha dato segni di vita nel terzo trimestre con una variazione positiva del +1% su base annuale. Secondo il gestore a finire sotto osservazione sarà in particolare però il tasso di disoccupazione che, “se dovesse aumentare, potrebbe favorire la corsa del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni, anche se l’abilità del partito nel governare potrebbe essere messa in discussione da un’eventuale cattiva amministrazione delle città di Roma e Torino.

Nell’ambito dei nostri portafogli multi-asset, manteniamo una posizione neutrale con un leggero sovrappeso verso le azioni, preferendo di base quelle americane rispetto a quelle di Eurolandia. Manteniamo il sottopeso su obbligazioni e duration, sovrappesando in modo modesto i bond governativi italiani, poiché l’attuale spread contro il bund riflette un bilanciamento dei rischi che possiamo anticipare.

A livello politico, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo le dimissioni di Renzi dovrebbe seguire la via del Governo Tecnico che, a quel punto, resterebbe in carica fino alle prossime elezioni (Marzo-Maggio 2018). Fino al 2018 quindi i progressi delle riforme economiche potrebbero essere veramente limitati, lasciando l’economia italiana alla deriva nel 2017.

Columbia Threadneedle Investments

Secondo gli analisti del gestore, dal punto di vista prettamente politico la vittoria del No potrebbe essere paradossalmente un bene per il futuro dell’Italia. Si allontana così, infatti, la possibilità di trionfo del MoVimento 5 Stelle alle elezioni. Il governo traghettatore che porterà l’Italia alle prossime elezioni avrà infatti come primo e più importante incarico, a parte quello della messa in sicurezza della legge di bilancio 2017, quello di modificare l’Italicum.

Amundi

La buona notizia, secondo gli analisti di Amundi, è che, “a differenza dei due precedenti “cigni neri”, il “no” è sempre stato il vincitore favorito in Italia, lasciando poco spazio per spiacevoli sorprese. La cattiva notizia è che, a differenza degli Stati Uniti e nel Regno Unito, che hanno entrambi la propria valuta e una banca centrale indipendente per assorbire parte dello shock, l’Italia condivide la sua moneta e la banca centrale con i paesi della zona Euro. Così la tensione sta salendo sui premi per il rischio dei mercati obbligazionari e azionari. Il differenziale di rendimento tra Italia e Germania ha raggiunto livelli molto elevati, equivalenti ad esempio a quelli registrati nel 2008 (ma senza raggiungere il picco del 2012). E allo stesso modo i titoli azionari italiani hanno sottoperformato di oltre il 20% nel corso del 2016 in vista del referendum”.

Kempen Capital Management

Con il “no” prevediamo che i rendimenti dei titoli di stato italiani continueranno a crescere a breve termine, pur assumendo un intervento da parte della BCE attraverso il programma di acquisto, qualora la forbice dei differenziali relativi ai titoli italiani diventi troppo ampia. Le quotazioni riguardanti le categorie di investimento che comportano un maggior rischio, quali ad esempio i titoli azionari, saranno presumibilmente soggette a una correzione sul breve periodo. A risentirne sarà soprattutto il settore bancario. Le prospettive di mercato per il medio e lungo termine sono di più difficile previsione. Non sono soltanto gli sviluppi politici e del settore bancario in Italia a giocare un ruolo importante, bensì anche la reattività della BCE e gli sviluppi politici nel resto della zona euro. Le nostre previsioni attuali indicano che il “no” referendario sostanziatosi in Italia non comporterà alcuna crisi di sistema. Il risultato della consultazione potrà tuttavia formare un ostacolo per la ricerca di una soluzione ai problemi del settore bancario italiano. Per le banche in difficoltà, quali il Monte dei Paschi di Siena e Unicredit, sarà più difficile reperire sul mercato le risorse di capitale necessarie. Vale tuttavia la pena esprimere in maniera più sfumata i timori legati alla crisi bancaria italiana. Si tratta infatti solo di una frazione dell’economia italiana, e dell’intero debito pubblico italiano.

Standard Life Invesments

Stephanie Kelly, economista politico, scrive in una nota che la Bce potrebbe intervenire a sostegno dell’italia. Nella riunione dell’8 dicembre Mario Draghi è chiamato a “variare il ritmo degli acquisti mensili per aiutare a fornire una misura di protezione iniziale, offrire liquidità al settore finanziario e utilizzare una retorica favorevole. In uno scenario più grave, l’Italia potrebbe richiedere l’assistenza del Meccanismo europeo di stabilità, che darebbe al paese i requisiti per accedere all’OMT (Outright Monetary Transaction) della Bce”.

“In generale le previsioni di crescita in Italia restano attenuate nel breve termine, con rischi di ribasso legati soprattutto al settore bancario, che potrebbero intensificarsi nel caso di elezioni anticipate. Se non saranno eliminate le lungaggini legislative, riducendo il potere del Senato, le inefficienze rimarranno ma il risultato permetterà continui controlli sul potere del governo. Il rischio di una sorpresa sfavorevole per i mercati alle prossime elezioni dovrebbe diminuire se si riuscirà a negoziare la riforma dell’Italicum; tuttavia, il contesto politico resta frammentato rendendo sempre più difficile da qui in avanti l’attuazione di riforme economiche significative”.

Invesco

Il CFA Product Director Luca Tobagi dice che il comparto bancario, esposto peraltro al debito pubblico italiano, è sicuramente quello più a rischio di volatilità sui mercati dopo la sconfitta di Renzi. Tuttavia il mercato pare “abbia prezzato buona parte degli scenari più sfavorevoli e che quindi possiamo vedere una parziale inversione di tendenza dopo la vittoria del No, soprattutto in caso dovesse diventare evidente che uno scenario pessimistico di fallimenti multipli non sia realistico”.

Edmond de Rothschild Asset Management

Eliezer Ben Zimra, Fund manager, Asset Allocation and Sovereign Debt, manager of Fund Bond Allocation per Edmond de Rothschild scrive che “l’esito negativo era stato in gran parte anticipato e, a differenza delle precedenti settimane, gli spread tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi sono cambiati poco in seguito alla notizia, registrando un ampliamento di solo 10bp. Il rischio per l’Italia rimane limitato ed è ben lungi dall’essere sistemico. E lo scenario che vede l’Italia uscire dalla zona euro è escluso: non vediamo segni di contagio, così come non li vediamo in Spagna”.

“Ora che il referendum è passato, la BCE sarà al centro della scena questo giovedi. La Banca intende assumere il suo ruolo di “cane da guardia” molto seriamente e  adoperarsi per garantire la stabilità finanziaria in Europa. Questo probabilmente significa una proroga fino a settembre 2017 del programma di acquisto di asset in essere, in quanto è ancora troppo presto per fermare la politica monetaria accomodante, in vigore da diversi mesi. Le banche centrali non sono ancora soddisfatte dell’inflazione attuale e delle aspettative inflazionistiche. L’estensione del quantitative easing dovrebbe garantire un supporto ai titoli finanziari”.

Fidelity International

Concorda Alberto Chiandetti, gestore di FF Italy fund: “Come si può vedere dalla reazione del debito obbligazionario, un voto negativo era già scontato nei prezzi. Per i titoli azionari, invece, l’attenzione sarà chiaramente incentrata sulle banche, i cui azionisti affrontano imminenti aumenti di capitale. Ci aspettiamo cioè che la reazione dei prossimi giorni possa essere non positiva; sono però altresì convinto che il voto fosse già scontato nei prezzi e che guardando al futuro sia importante concentrarsi sulle ricapitalizzazioni bancarie.

“Guardiamo ovviamente con particolare interesse a Monte Paschi e alla possibilità o meno che si concretizzi un investitore di riferimento; maggiore chiarezza al riguardo si potrebbe avere già quest’oggi. La seconda questione è l’imminente aumento di capitale di Unicredit, il cui importo sarà ufficialmente indicato il 13 dicembre. Non è possibile escludere che un contesto difficile per le banche italiane possa pesare sugli istituti di credito interessati da aumenti di capitale”.