Rating Italia, Standard and Poor’s conferma giudizio a BBB/A-2 con outlook positivo

23 Aprile 2022, di Massimiliano Volpe

Standard and Poor’s ha confermato il rating dell’Italia a BBB/A-2 con outlook positivo. Secondo gli analisti di S&P questo outlook riflette le ampie riforme pro-crescita che le autorità italiane stanno attuando nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Queste mirano a migliorare l’ambiente imprenditoriale italiano e l’efficacia del sistema giudiziario, ridurre la burocrazia, aumentare la partecipazione al lavoro e finanziare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

S&P aveva alzato l’outlook dell’Italia da stabile a positivo lo scorso mese di ottobre.

Rating Italia, le riforme sosterranno l’economia

Secondo S&P nel lungo termine, le riforme – e il loro finanziamento nell’ambito del PNRR – dovrebbero mitigare i rischi per l’economia italiana derivanti dal conflitto tra Russia e Ucraina (secondo l’aspettativa di base di S&P che la situazione non si aggravi fino a includere i membri della Nato).

In particolare secondo gli analisti entro la fine di giugno, il governo italiano spera di finalizzare le riforme della giustizia, degli appalti pubblici e della concorrenza.

S&P ritiene che queste riforme sbloccheranno gli afflussi dei fondi Next Generation EU (NGEU) per un valore superiore al 2% del PIL all’anno tra il 2022 e il 2026, compensando i rischi per la crescita derivanti dal conflitto Russia-Ucraina.

Per il 2022, S&P prevede un deficit di bilancio pari al 6,3% del PIL, supponendo che le misure introdotte alla fine del 2021 per mitigare lo shock energetico rimangano in vigore almeno fino alla fine di quest’anno.

L’aumento dei prezzi dell’energia ha spinto l’inflazione in Italia ai massimi degli ultimi 30 anni, complicando gli sforzi della Bce per normalizzare la politica monetaria; l’alta inflazione fornisce alcuni benefici fiscali ed è legata alla proiezione da parte di S&P di un forte calo del debito sul PIL quest’anno.

Il giudizio di S&P non ha risentito della recente decisione del Fondo Monetario Internazionale di tagliare le stime di crescita dell’economia italiana per il 2022 e il 2023, con il Pil atteso quest’anno al 2,3%, -1,5 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di gennaio e 0,8 punti in meno rispetto al 3,1% indicato dal governo italiano nel Def. Poi il prossimo anno la crescita si ridurrà ancora all’1,7% (-0,5 punti sulle stime precedenti, 0,7 su quelle del governo italiano). Un rallentamento che continuerà, con una crescita che pian piano scende e si attesta alla fine ad un +0,5% nel 2027.