Quando Unicredit non salvò Etruria e il governo si vendicò

22 Dicembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Non ha nessuna intenzione di dimettersi il sottosegretario Maria Elena Boschi coinvolta nel crac della banca Etruria, dopo la conferma da parte dell’ex ad di Unicredit Ghizzoni di un contatto da parte dell’allora ministro del governo Renzi.

Ghizzoni giura che non ci fu alcuna pressione e che la risposta della banca di Piazza Gae Aulenti arrivò presto e decretò che Unicredit non era interessata all’acquisizione di banca Etruria e Ghizzoni, incalzato dalle domande dei commissari in audizione, precisa anche che in seguito a quella decisione i rapporti con il governo non cambiano. Ma in realtà così non è. Come scrive La Stampa, il senatore Andrea Augello durante l’audizione di Ghizzoni in commissione banche rileva che Palazzo Chigi, contro il parere del tesoro, deciderà di bloccare all’ultimo una norma sulle Dta (imposte differite attive) che avrebbe equiparato il trattamento fiscale delle banche italiane a quello delle altre banche Ue.

Una norma che se fosse passata avrebbe permesso a Unicredit di risparmiare ben 246 milioni visto che la banca accumulato miliardi di perdite e la norma verte proprio sul canone da pagare per mantenere in bilancio i relativi crediti. La norma venne poi approvata a febbraio 2017, con il decreto Salva-risparmio.

Cosa è cambiato, chiede il senatore Augello al ministro dell’economia Padoan? ll governo, ha risposto il ministro.

Da più parti tale stralcio della norma è visto come una sorta di vendetta nei confronti di Unicredit allepoca della guida Ghizzoni che negò l’aiuto ad Etruria. Particolare interesse poi suscitano le ultime parole di Renzi affidate a Repubblica che, insieme a Matteo Orfini, si prende il merito di aver messo in piedi l’operazione Atlante che ha impedito tra gli altri la distruzione di un pezzo fondamentale del sistema bancario, segnatamente Unicredit, come sanno tutti gli addetti ai lavori e non solo loro, scrivono.