Politica italiana: c’era una volta un Partito di sinistra

29 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Il principale Partito di sinistra del nostro Paese, negli ultimi venti anni, ha combattuto l’ex cavaliere e quindi il principale avversario della politica nazionale a fior di metafore[1] e, in altri casi, attraverso un’azione spesso sconsiderata della magistratura e dei Tribunali mediatici.

Il risultato, com’è noto a tutti, è stato quello di sacrificarlo a vittima agli occhi degli italiani, senza per questo riuscire a sconfiggerlo nelle urne e, anche quelle due volte che lo ha battuto, con Prodi leader, la frastagliata e sconclusionata coalizione non ha mai completato la legislatura in modo decoroso.

Per restare ai giorni nostri – si fa per dire – ricordo le politiche del febbraio 2013 – quando, con l’Italia divisa letteralmente in tre, non vinse nessuno, tanto da costringere la formazione di un Governo delle larghe intese (Governo minestrone), mettendo insieme “Centro sinistra & Centro destra” come estrema ratio ad uno stallo istituzionale.

In pratica, per rimanere al tema, il Centro sinistra tanto vagheggiato da certi nostalgici soloni che sovente mi capita di leggere su qualche portale, non ha mai combattuto l’avversario politico con idee, progetti, proposte o idea di futuro di un qualche interesse per il Sistema Paese.

C’era una volta un Partito di sinistra che, per fortuna oggi non c’è più!

Restando solo ai problemi più seri e salvo consegnare il Paese a fronde criminali di mala gestione della cosa pubblica (valga per tutti Mafia capitale), da mezzo secolo l’Italia è ferma, statica, con una palude putrefatta.

Riforma della Pubblica amministrazione, un fisco più efficiente e meno vorace, una spesa pubblica oculata, una sicurezza e controllo del territorio adeguata al terzo millennio: nulla assoluto[2].

Oggi, con la parziale bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta – che con il ballottaggio avrebbe certamente assegnato un vincitore anche grazie al premio di maggioranza – bisogna cercare una soluzione, come più volte sollecitato dal Presidente della Repubblica Mattarella, cercando di omogeneizzare una formula comune alle due Camere che, per gli “smemorati di Collegno” ricordo che in 70 anni di Repubblica parlamentare non c’è mai stata uniformità.

Non è un caso se nello stesso periodo, abbiamo avuto, anche grazie ai nostalgici “soloni” del passato, i cc.dd. politici in “servizio permanente effettivo”, quelli che in Parlamento ci stanno da circa 70 anni come l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

E chi l’avrebbe potuta trovare una soluzione?

Le sterpaglie del Centro sinistra che vanno da Pisapia del Campo progressista a Bersani dell’Articolo 1, da Fassina a Civati, da Fratoianni a a Grillo che da sempre, ha deciso di fare l’eremita della politica?

Se fosse necessario sfasciare qualcosa, gli interlocutori sarebbero numerosi e ci sarebbe addirittura la difficoltà di scegliere.

Nel nostro caso esiste la esigenza opposta, bisogna trovare e discutere soluzioni possibili, cercando alleanze nel quadro dei partiti esistenti in Parlamento – non potendoli cercare sulla Luna – fare Politica nell’interesse del Paese Italia.

L’iniziativa l’ha presa il neo segretario Matteo Renzi per uscire da una impasse istituzionale che alle prossime elezioni, forse, non avrebbe consentito al nostro Paese la formazione di un Governo.

Ecco, se così è, dove sta lo scandalo?

A parte il terrore che l’iniziativa della introduzione di una soglia decorosa del 5% sta provocando nell’area sterpagliata del quadro politico e parlamentare, dove sta il problema?

Magari ci si riuscisse!

Sarebbe la volta buona di non vedere più in circolazione partiti da prefisso telefonico, i cosiddetti cespugli, mettendoci al pari di Paesi civilizzati dove da tempo esiste una naturale alternanza di Governo.

Ma siamo in Italia e questo, ahimè,  è il nostro limite.

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[1] Smacchiare lo giaguaro, pettiniamo la bambola, il tacchino sul tetto o la mucca nel corridoio e altre amenità simili

[2] Se il riferimento è al Centro sinistra, non significa affatto che il Governo del Centro destra abbia fatto meglio: peggio che andare di notte!