Polemiche su pensione minima: contribuenti in rivolta

19 Settembre 2018, di Alberto Battaglia

“Dal primo di gennaio siamo pronti a partire con la parte più facile del reddito di cittadinanza che riguarda l’aumento delle pensioni sotto la soglia di povertà a 780 euro”, lo ha confermato il viceministro dell’Economia Laura Castelli (M5s), in un intervento su Radio Capital, “poi, attivando una seria riforma dei centri per l’impiego dopo qualche mese, quattro mesi almeno, si partirà con il resto del reddito di cittadinanza”, ha aggiunto l’esponente del governo pentastellata.

Il costo della cosiddetta pensione di cittadinanza è stato stimato a 10 miliardi di euro, una cifra notevole, alla quale dovrebbero essere aggiunta l’onerosa sterilizzazione degli aumenti dell’Iva: “Siamo abbastanza sicuri di riuscire a mettere questa cifra all’interno della legge di bilancio”, ha rassicurato Castelli in una fase che vede il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, sotto il tiro del MoVimento 5 Stelle per trovare le risorse necessarie al finanziamento di tutte le misure previste senza deragliare dal percorso di riduzione del debito pubblico.

Il leader del M5S e ministro del Lavoro Luigi Di Maio chiede un impegno a deficit di 28 miliardi di euro, 10 miliardi dei quali da destinare al reddito di cittadinanza. Il vice premier si è lamentato del fatto che “non possiamo aspettare due o tre anni per mantenere le promesse” fatte ai cittadini, prima in campagna elettorale e poi nel programma di governo.

Nonostante la sicurezza manifestata dal viceministro, non mancano le perplessità intorno alla misura di innalzamento delle pensioni minime: “Sono totalmente contrario”, aveva detto Alberto Brambilla, esperto di previdenza di riferimento per la Lega, “se io fossi un artigiano, un commerciante, un imprenditore, non verserei più, tanto se poi devo prendere 780 euro.. spacchiamo il sistema”.

Gli stessi dubbi iniziano a serpeggiare anche fra cittadini. Nella categoria dei delusi si ascrive Francesco Carli, un lettore del Corriere che inviato la seguente lettera al quotidiano: “Appena è girata la notizia [della pensione di cittadinanza] sono “girate” a mia moglie, che, se diamo credito alle cifre previste dal governo, prenderà lo stesso assegno rispetto ad una qualsiasi pensione di cittadinanza“.

“Con la differenza che mia moglie ha lavorato 30 anni, poi ha smesso perché la ditta ha chiuso e nonostante gli sforzi non ne ha trovato un altro, e il primo pagamento è previsto fra fra una decina d’anni, mentre chi rientrerà nella ‘pensione di cittadinanza’ potrebbe averlo prima. E non necessariamente dopo aver lavorato abbastanza per ripagarselo”. Quanto a lui, il signor Carli si chiede se gli convenga lavorare ancora, visto che prenderebbe quanto una persona sotto la soglia di povertà.