Pimco: spazio all’Esg tra le obbligazioni

12 Dicembre 2019, di Alessandro Piu

La sostenibilità è un tema che occupa quotidianamente le pagine dei giornali e i titoli dei telegiornali. Anche in ambito finanziario è un argomento molto sentito, declinato secondo i tre criteri Esg (Environment, Social, Governance). In Pimco l’interesse per gli investimenti Esg si fonde con il tradizionale impegno nell’asset class obbligazionaria.

Lupin Rahman, responsabile globale del debito sovrano di Pimco nel team di gestione dei mercati emergenti di Londra spiega:

“Gli operatori di mercato sono sempre più consci del sensibile rischio di credito collegato agli aspetti di sostenibilità, sia per i titoli obbligazionari societari che per quelli sovrani. Riteniamo pertanto che il mercato obbligazionario sia particolarmente idoneo a finanziare iniziative Esg e trarne dei benefici.
Diversamente da quanto accade sull’azionario, gli emittenti tornano spesso sul mercato obbligazionario per rifinanziare il debito in scadenza o per reperire nuove risorse. In tal modo gli investitori hanno un’opportunità unica per individuare rischi, sviluppare engagement e costruire relazioni promotrici di cambiamento”.

In questo processo il lungo periodo è l’orizzonte temporale naturale ed è anche quello su cui Pimco

“punta a generare per i clienti rendimenti sostenibili corretti per il rischio. Ci accertiamo che gli investimenti privilegino modelli di business competitivi non solo oggi ma anche in futuro e ciò ci impone di valutare i crtiteri Esg”. Sono due i pilastri su cui poggia l’approccio agli investimenti Esg di Pimco.

“In primo luogo – continua Rahman – integriamo l’analisi Esg nel processo d’investimento; in secondo luogo, agli investitori interessati a un maggiore orientamento Esg dei loro portafogli, offriamo soluzioni che uniscono rendimenti finanziari a un positivo cambiamento ambientale e sociale.
A questo abbiniamo tre componenti che indichiamo come le tre ‘E’: Esclusion, Evaluation ed Engagement”. Partendo dalla prima, Pimco esclude “gli emittenti non conformi ai principi di sostenibilità, con prassi non allineate ai principi Esg o non disponibili a migliorare/rispondere alla nostra azione di engagement”.

La componente valutazione permette di privilegiare “titoli di aziende ‘best-in-class’ individuate con il sistema proprietario di rating interno Esg.
Infine siamo impegnati in un engagement costruttivo e collaborativo degli emittenti per migliorarne le prassi Esg nel tempo. Investire in titoli di emittenti disposti a migliorare le loro prassi sostenibili può generare un maggiore impatto rispetto alla mera esclusione di quelli con scarsi risultati”.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di dicembre del magazine Wall Street Italia.