Piazza Affari in tilt dopo le dimissioni di Draghi. Rischio spread a 300 punti

21 Luglio 2022, di Mariangela Tessa

La crisi di governo manda in tilt Borsa Italiana. L’imminente uscita di scena di Mario Draghi come presidente del Consiglio e la probabile fine anticipata della legislatura con il voto previsto all’inizio dell’autunno spinge Piazza Affari in rosso: in avvio di seduta, il Ftse Mib cede il 2,01% a 20.918 punti, dopo che ieri ha lasciato sul terreno l’1,6% (peggior listino europeo) Sotto pressione anche le banche, con lo spread tra Btp e Bund a 222 punti e il rendimento del decennale italiano al 3,48%, dopo che ieri i rendimenti del Btp a 10 anni sono risaliti fino al 3,5%, portando il differenziale con i Bund tedeschi oltre i 220 punti base.

L’impatto sui mercati della caduta di Draghi

Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, ha commentato:

“Dopo le tensioni di giovedì e le dimissioni di Draghi respinte da Mattarella, i mercati avevano scontato che i partiti politici avrebbero trovato un compromesso in extremis per evitare una crisi politica in un momento così delicato per l’Italia, sia dal punto di visto geopolitico (guerra in Ucraina e tensioni nei rapporti diplomatici con la Russia) che da quello economico (crisi energetica, requisiti per fondi PNRR, legge di bilancio, scudo anti-spread e rischi di recessione) e sanitario (nuova campagna vaccinale per la quarta dose).

La scelta di M5S, Lega e Forza Italia di non sostenere più il governo di unità nazionale con a capo Mario Draghi avrà conseguenze fortemente negative sull’andamento dell’azionario italiano e aumenterà le tensioni sullo spread, con un forte rialzo dei rendimenti dei titoli di stato italiani. In merito al mercato obbligazionario, crediamo che i timori degli investitori su un lungo periodo di instabilità politica in Italia possano portare lo spread nel breve termine a 250 punti base e nel medio sui 300 punto base”.

Secondo lo strategist, la crisi di governo italiana sarà gravida di conseguenze anche per la riunione della Bce di oggi:

“In caso di un piano non convincente per evitare la frammentazione finanziaria dell’eurozona (scudo anti-spread) potrebbe contribuire a un ulteriore ampliamento dei differenziali di rendimento. Infine, l’uscita di Draghi aumenta le probabilità che il governing council possa associare al nuovo programma di acquisto titoli condizionalità più stringenti del previsto”.

Con il tramonto del governo di Draghi, “è probabile che nelle prossime settimane lo spread BTP/Bund si allarghi. Escludiamo che lo spread raggiunga i livelli visti durante la Crisi Finanziaria Globale o nel 2018-19, quando si discutevano le questioni esistenziali dell’Eurozona, ma è certo che ulteriori incertezze saranno scontate nei prezzi” ha spiegato Annalisa Piazza, Fixed-Income Research Analyst di MFS Investment Management, che ha aggiunto: “Nel breve termine, l’esito degli sviluppi politici potrebbe aumentare ulteriormente la confusione sullo strumento anti-frammentazione della BCE, che non è chiaramente finalizzato a ridurre il rischio politico. Nel frattempo, la BCE si troverà in una situazione molto scomoda quando i rischi di rallentamento della crescita italiana (insieme all’intensificarsi di condizioni di finanziamento più severe) si riverseranno su altre economie dell’Eurozona (quelle con i legami commerciali più profondi saranno le prime a risentirne)”.