Piazza Affari, cresce il peso dei fondi sovrani. Cina padrona

21 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il peso dei fondi sovrani stranieri sul listino azionario italiano è salito di oltre il 50% da inizio anno. A fare da padrona a Piazza Affari è la Cina.

Stando ai calcoli effettuati dal Sole 24 Ore, che si basano sui dati di S&P Capital IQ, il valore delle partecipazioni è cresciuto da 12,1 miliardi di euro a 18,6 miliardi in otto mesi.

L’incremento del 56%, scrive il quotidiano, “è frutto in parte della performance positiva del listino milanese e in parte dell’ingresso di nuovi soggetti” stranieri, tra cui fondi cinesi.

Dopo aver accumulato nel 2014 partecipazioni sopra il 2% nel capitale di Eni, Fca, Saipem, Telecom Italia, Prysmian, Mediobanca e Generali – scrive Andrea Franceschi sul Sole – quest’anno la banca centrale cinese si è concentrata sulle banche, rilevando il 2% delle tre principali società finanziarie del nostro paese, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mps.

“Complessivamente il valore delle partecipazioni della Pboc a Piazza Affari è salito di circa 2,2 miliardi di euro. Al conto peraltro bisognerebbe aggiungere un altro miliardo e 400 milioni di euro, cifra che equivale al controvalore di mercato del 20% di Pirelli che, ha certificato nei giorni scorsi la Consob, è passato a ChemChina, colosso della chimica controllato dallo Stato cinese, nell’ambito del riassetto azionario della società”.

“Il bilancio dell’avventura cinese a Piazza Affari dovrebbe essere soddisfacente considerando che il grosso degli acquisti è stato fatto nella seconda metà del 2014 e che da allora buona parte delle blue chip in cui la Pobc ha investito è salita in Borsa. Lo stesso vale per i colpi messi a segno quest’anno nelle banche che, stando a quanto riporta la banca dati S&P Capital IQ, hanno finora generato una plusvalenza virtuale di circa 100 milioni di euro in pochi mesi. Ma alle gioie dell’investimento nel settore bancario fanno da contrappeso i dolori dell’Oil&Gas”.

“La maggior partecipazione azionaria dei cinesi è un 2% di Eni comprato lo scorso anno che oggi vale un miliardo e 158 milioni di euro. Ma visto che negli ultimi 12 mesi il titolo Eni ha perso molto in Borsa (-20%) per via del deprezzamento del greggio, la quota in mano ai cinesi ha subito una minusvalenza stimabile in 220 milioni di euro. Dolori anche dal 2% detenuto in Saipem. Una quota rilevata a inizio anno a prezzi stracciati che pareva un affare visto il balzo messo a segno dall’azione nel primo semestre (+30%) ma che, alla luce del successivo ritracciamento (il titolo risulta in calo del 15% da inizio anno) ha portato a una perdita virtuale di circa 11 milioni di euro”.

(DaC)