Biden, per il piano di infrastrutture in arrivo nuove tasse

31 Marzo 2021, di Alberto Battaglia

Le ambizioni dell’amministrazione Biden continuano a volare alto, questa volta con un piano di investimenti in infrastrutture da 2.000 miliardi di dollari che punta a rilanciare l’economia riparando strade e ponti in tutti gli stati, impiegando milioni di lavoratori nel breve termine.

Infrastrutture, quali sono i nuovi investimenti

Il piano, che ha un respiro temporale di otto anni, è stato presentato in documento di 25 pagine nel quale sono specificati una lunga serie di aree di intervento che vanno al di là delle sole infrastrutture.

Oltre alla manutenzione di strade e ponti, fra le voci più importanti del progetto c’è anche l’edilizia accessibile, che prevede oltre 200 miliardi di dollari in crediti fiscali per il miglioramento e la costruzione di abitazioni.

Parte del piano Biden sulle infrastrutture include interventi per la transizione verde. Ben 174 miliardi di dollari verranno investiti in incentivi alla mobilità elettrica e 100 miliardi nelle energie pulite e nella rete elettrica. Entro il 2030 si prevede l’installazione di 500mila stazioni di ricarica per i veicoli a batteria.

Piano finanziato con nuove tasse

A finanziare il piano saranno, in larga parte, gli aumenti delle tasse sui redditi delle società promesse in campagna elettorale, che cancelleranno una parte degli sgravi introdotti nell’era Trump. L’aliquota sarà portata dal 21 al 28% (era al 35% prima del taglio della precedente amministrazione).

Il presidente Biden considera questo progetto sulle infrastrutture solo come il primo step dell’agenda: in totale si prevede che la “rifondazione del capitalismo americano” immaginata dal nuovo presidente verrà a costare 4mila miliardi di dollari.

 

I repubblicani, che sono in minoranza alla Camera e in sostanziale minoranza al Senato (la parità viene sbilanciata dal voto della vicepresidente Kamala Harris a favore dei dem), difficilmente appoggeranno un piano di spesa pubblica tanto oneroso, che comporterà incrementi fiscali sui ceti più abbienti della popolazione.

Dopo i 1.900 miliardi di dollari stanziati per il piano anti-pandemia, questo nuovo programma di investimenti Made in Usa spinge a ingenerosi confronti con i 750 miliardi di euro che compongono il Next Generation Eu.

Ancora una volta, però, va ricordato che i confronti diretti fra Usa e Ue sono falsati dai differenti status giuridici: solo gli Stati Uniti sono un’unione federale, dotata di capacità di indebitamento centrale vera e propria.
Lo stesso Recovery Fund, che pure ha rotto un grosso tabù consentendo l’indebitamento dell’Ue per 750 miliardi, è un provvedimento straordinario legato alla ripresa post-pandemia.