Il crollo del Ponte Morandi potrebbe ostacolare i rapporti con la Cina

21 Agosto 2018, di Alberto Battaglia

La missione “persuasiva” di Giovanni Tria in Cina, già da tempo prevista per il prossimo 27 agosto, potrebbe vedere nel crollo del Ponte Morandi un nuovo inaspettato ostacolo.

Il ministero dell’Economia, in vista dell’uscita dal Quantitative Easing della Bce ha infatti fissato una visita a importanti istituzioni economiche di Pechino nella speranza di trovare nel Dragone un possibile acquirente per il debito pubblico di nuova immissione.

Nel dettaglio, il viaggio in terra d’Oriente, secondo quanto scrive Il Messaggero, prevede la visita al ministro delle finanze cinese, alla banca centrale, alle autorità di vigilanza, alle maggiori banche del Paese e anche le società di fintech.

La tragedia del Ponte Morandi, tuttavia, andando ad abbattersi sulla concessionaria Autostrade per l’Italia, potrebbe ritorcersi anche contro il fondo sovrano cinese Silk and Road, il quale detiene una quota del 5% nel capitale della società. Il governo infatti, ha dichiarato di voler aprire un contenzioso che potrebbe portare alla revoca della concessione sulla rete autostradale alla società, in vista di una possibile nazionalizzazione.

“Un Paese che dà l’ impressione di virare verso un programma di nazionalizzazioni, difficilmente potrebbe diventare un partner affidabile per l’iniziativa cinese”, scrive il quotidiano romano, ricordando come il Silk and Road fund sia il braccio il finanziario per il progetto della nuova via della seta, un complesso di infrastrutture che include strade, porti e ferrovie che dovrebbe andare a collegare la Cina con il resto del mondo.