Il petrolio è sotto scacco dei sauditi?

2 Dicembre 2015, di Luca Luongo

Gli hedge fund stanno osservando molto attentamente la riunione dell’OPEC di questa settimana, la quale secondo loro, fornirà un altro duro colpo al ribasso al greggio.

I prezzi del petrolio

Un anno fa, l’Arabia Saudita ha portato l’organizzazione dei paesi esportatori (OPEC) di petrolio a mantenere le quote di produzione costanti, andando così ad aggravare una saturazione globale e un crollo dei prezzi. Gli analisti interpellati da Bloomberg si aspettano una continuazione del piano intrapreso dai sauditi (ricordiamo che la riunione avverrà il 4 dicembre a Vienna), mentre l’Iran ha dichiarato che annuncerà i propri piani di espansione per quanto riguarda il petrolio durante l’incontro.

Mike Wittner (responsabile del settore ricerca sul mercato del petrolio a New York presso Société Générale) ha dichiarato:

Senza il consenso dei sauditi non accadrà nulla, di conseguenza non ci sarà nessun taglio nella produzione. Comunque rimane difficile pensare ad uno scenario in cui ci sarebbe stato un accordo per un taglio

Le posizioni nette nel medio – lungo termine, sono scese del 20% nella settimana conclusa il 24 novembre, il più grande calo dal mese di luglio, secondo i dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission.

Sui mercati, il valore del WTI è diminuito del 40% durante l’ultimo anno e oggi il prezzo si è stabilizzato a 41,85 dollari al barile. I future  comunque hanno guadagnato il 5.4% durante la settimana, portando il prezzo a 42,87 $.

La decisione dell’OPEC di mantenere il rubinetto aperto ha portato ad un surplus mondiale di greggio. L’organizzazione formata dai 12 stati membri ha pompato 32.121 milioni di barili al giorno nel mese di novembre, ben al di sopra del suo obiettivo di 30 milioni, secondo un sondaggio di Bloomberg. Le scorte degli Stati Uniti ammontano a più di 488 milioni di barili, il più alto per questo periodo dal 1930.

Lo sforzo del gruppo di difendere la propria quota di mercato sta lentamente dando i suoi frutti, infatti i trivellatori di Shale OIL americani, si sono visti costretti a tagliare la spesa di 40 miliardi di dollari nei primi nove mesi di quest’anno, secondo i dati compilati da Bloomberg su 61 produttori indipendenti. La produzione del paese è rimasta piatta nel 2015, dopo tre anni consecutivi dove si aggiungeva alla propria produzione circa 1 milione di barili al giorno.

Sempre secondo Wittner:

La produzione degli Stati Uniti sta scendendo, ma ad un ritmo molto lento. Il mercato è in attesa per osservare gli sviluppi e le modalità del momento.

Le posizioni nette ribassiste degli speculatori sul WTI sono scese da 24,311 a 96,521 sui contratti futures e opzioni, il più basso da agosto mentre le posizioni long sono diminuite del 5.2%.

Su altri mercati, le posizioni al ribasso sul gasolio a bassissimo tenore di zolfo, sono aumentate del 16% a 45,372 contratti.