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Petrolio russo, via al tetto al prezzo e all’embargo in Ue

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L’Unione Europea prova a mettere al tappeto la Russia colpendo al cuore dell’economia, ovvero il settore energetico. A partire da oggi, lunedì 5 dicembre, non solo entrerà in vigore l’embargo alle importazioni di petrolio (via mare) nell’Ue, che ammontano a circa il 94% del greggio sinora acquistato. Inoltre – qui la novità degli ultimi giorni- il Consiglio Ue ha formalmente dato il via libera al tetto al prezzo del petrolio russo, accordo nato nell’ambito del G7, e che fissa, a livello mondiale, il tetto a 60 dollari al barile.

Come funziona il tetto al prezzo del petrolio

Il meccanismo prevede il divieto per gli operatori, europei o di Paesi terzi, di usare servizi marittimi europei – trasporti, assicurazioni, finanziamenti, intermediazioni – se il greggio viene venduto a un prezzo superiore al tetto fissato. Il tetto è regolabile, al fine di rispondere agli sviluppi del mercato (sarà rivisto ogni due mesi). Ma l’obiettivo è che sia sempre del 5% al di sotto dei prezzi correnti.  Il valore finale di 60 dollari è stato frutto di un compromesso tra i 27, con i Baltici – specie l’Estonia – e la Polonia, che parteggiavano per l’approccio draconiano di Kiev.

Embargo e tetto sono dunque due sanzioni distinte ma complementari. “Mentre il divieto dell’Ue d’importare greggio e prodotti petroliferi russi via mare rimane pienamente in vigore, il limite di prezzo consentirà agli operatori europei di trasportare il petrolio russo in Paesi terzi, a condizione che il suo prezzo rimanga rigorosamente al di sotto del limite”, spiega il Consiglio in una nota.

“Il tetto al prezzo è stato specificamente concepito per ridurre ulteriormente le entrate della Russia, mantenendo al contempo stabili i mercati energetici globali grazie a forniture continue. Contribuirà  quindi anche a contrastare l’inflazione e a mantenere stabili i costi dell’energia in un momento in cui i costi elevati – in particolare i prezzi elevati dei carburanti – sono fonte di grande preoccupazione nell’Ue e in tutto il mondo”. Si aggiunge inoltre che “è previsto un periodo di transizione di 45 giorni per il greggio russo acquistato via mare al di sopra del limite di prezzo, a condizione che sia caricato su una nave nel porto di carico prima del 5 dicembre 2022 e scaricato nel porto di destinazione finale prima del 19 gennaio 2023”, precisa il Consiglio, sottolineando che “non esiste una disposizione equivalente per i prodotti petroliferi”.

La risposta di Mosca

A questo punto, mentre si aspetta la reazione dei mercati, in una breve riunione virtuale i 13 paesi dell’Opec e il blocco guidato dalla Russia hanno optato per mantenere lo status quo. Una mossa attesa dagli analisti, secondo i quali l’atteggiamento “wait and see” dell’Opec+ ha senso in attesa di capire l’impatto pieno delle nuove misure contro la Russia.

Se l’impatto reale dell’embargo europeo e del tetto al prezzo del petrolio non è ancora chiaro, Mosca ha ribadito chiaramente anche al termine dell’Opec+ che non intende vendere il suo oro nero a nessuno di coloro che adotta il tetto ai prezzi. “Venderemo petrolio e prodotti petroliferi ai Paesi che lavorano con noi sulla base delle condizioni di mercato anche se questo volesse dire che dobbiamo ridurre un po’ la produzione”, ha spiegato chiaramente il vice primo ministro russo Alexander Novak.