Petrolio, Iran e Iraq rovinano la festa

17 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Oggi va in scena un’altra riunione chiave per il futuro del petrolio, le cui quotazioni sono in caduta libera da giugno del 2014 per via di un eccesso dell’offerta e di speculazioni al ribasso. I ministri dell’Energia di Iraq e Iran, che non intendono accettare di congelare i livelli di produzione come stabilito da altri grandi produttori di greggio, vedranno il loro omologo venezuelano a Teheran.

Saranno presenti all’incontro anche il capo del gabinetto energetico del Qatar e il presidente dell’Opec Mohammed al-Sada. L’idea di Qatar, Venezuela, sauditi e russi è quella di convincere Teheran a partecipare al piano di congelamento dell’offerta di barili. Ma l’Iran, che è appena tornato sul mercato, non ha alcuna intenzione di smettere di pompare altro petrolio.

L’analista di Trustnet Tony Cross ha osservato che il livello di ottimismo è basso: “difficilmente verrà stretto un accordo, ma se le attese si sbagliano allora vedremo un bel balzo dei prezzi dell’oro nero che dovrebbe ancora una volta sostenere l’azionario“.

Iran guastafeste: decisione “illogica”

Secondo l’Iran la decisione presa da Arabia Saudita, Qatar, Venezuela e Russia di congelare la produzione di barili di petrolio è “illogica”. I membri dell’Opec proveranno ancora di convincere Teheran a partecipare l’accordo che è condizionale al contributo di tutti i paesi del cartello e non.

A prescindere dalle mosse dell’Iran le clausole rendono in ogni modo difficile l’esecuzione dell’intesa. Bisogna sapere che storicamente i membri del blocco dei maggiori produttori di greggio non hanno rispettato nemmeno le proprie quote, perché hanno venduto barili di petrolio extra in piattaforme non ufficiali come ad esempio nel mercato ‘spot’.

La Repubblica Islamica è appena tornata ad affacciarsi sul mercato delle esportazioni di barili dopo anni persi per colpa delle sanzioni economiche internazionali, eliminate con gli accordi sul programma nucleare iraniano.

Sui mercati delle materie prime, il contratto Wti sul petrolio, che ieri aveva fatto anche un balzo del 7% a un certo punto dopo la pubblicazione delle notizie sul congelamento delle quote di barili prodotti da parte dei quattro paesi membri e non membri dell’Opec, oggi cede circa lo 0,7% sotto i 29 dollari al barile.