Petrolio, fondo Abu Dhabi: “investimenti si stanno esaurendo”

27 Novembre 2017, di Mariangela Tessa

La continua riduzione degli investimenti petroliferi e il calo delle quotazioni del greggio finiranno per intaccare in negativo il mercato del petrolio nei prossimi anni. Lo ha detto in un’intervista alla Cnbc Khaldoon Al Mubarak, amministratore del fondo sovrano Mubadala da 125 miliardi e presidente della squadra di calcio del Manchester City, facendo capire che gli Emirati stanno riducendo l’esposizione al mercato.

“I progetti di esplorazione in giro per il mondo hanno subito un forte riduzione. È un trend che avrà i suoi effetti negativi nei prossimi anni”, ha specificato il numero uno del ricco fondo Khaldoon Al Mubarak, imprenditore considerato uno dei consulenti più influenti della famiglia reale.

Il prezzo del petrolio ha iniziato un trend in discesa dai $120 al barile dei picchi di giugno 2014 a causa della debole domanda e di un’offerta in eccesso, ma anche del dollaro forte e del boom della produzione di scisto in Usa. Non solo. A schiacciare in basso i prezzi ha contribuito in un secondo momento anche la riluttanza dell’OPEC a tagliare la produzione.

“È stato impegnativo muoversi una congiuntura caratterizzata dal prezzo del petrolio più basso, ma allo stesso tempo questa situazione ci ha permesso di muoverci più velocemente verso una strategia di diversificazione”, ha spiegato il numero uno fondo sovrano Mubadala, che sta raddoppiando la sua esposizione nei confronti del settore tecnologico.

Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi e sede di circa il 6 per cento delle riserve mondiali di petrolio, sta cercando di ridurre la sua dipendenza da greggio dopo che i prezzi sono crollati negli ultimi anni: dal 90 per cento del PIL si è passati all’attuale  35%. Tuttavia, mentre la necessità di diversificare restano una priorità, Mubarak  ha detto che comunque il greggio resterà una delle fonti principali del reddito dell’economia.

A questo proposito, è di qualche giorno fa la notizia che il primo fondo sovrano norvegese ha deciso di lasciare il mercato petrolifero, azzerando l’esposizione ai gruppi quotati del settore.

Sul fronte dei prezzi, le quotazioni del greggio si muovono al ribasso quest’oggi dopo il balzo registrato venerdì scorso che ha portato l’oro nero su livelli che non si vedevano da luglio 2015. Ad infiammare i prezzi del petrolio i rumor su un possibile accordo tra OPEC e Russia per tagliare la produzione di greggio.

Mentre cresce l’attesa per la riunione ordinaria dei Ministri petroliferi del cartello, in calendario giovedì 30 novembre a Vienna, stamane il WTI mostra in calo di 50 centesimi, a 58,45 dollari al barile (-0,85%), mentre il Brent guadagna 9 centesimi portandosi a 63,56 dollari al barile (+0,14%).