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Petrolio +40% dai minimi, ma ripresa non durerà

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NEW YORK (WSI) – I prezzi del petrolio attraversano un buon momento di forma dopo il crollo subito nell’ultimo anno e mezzo. Dai minimi in area 27 dollari al barile, le quotazioni sono risalite di circa il +40%, issandosi ai massimi degli ultimi tre mesi quest’oggi sui mercati.

Il future sul Brent e sul WTI scambiano in progresso di almeno un punto e mezzo percentuale al momento (vedi grafico più sotto). Il contratto di riferimento europeo ha superato la soglia dei 39 dollari al barile per la prima volta quest’anno, mentre il benchmark americano con scadenza analoga vale 36,50 dollari al barile (forte di un rialzo del +1,67% intorno a mezzogiorno).

Se da un lato una stretta cerchia di analisti ha dichiarato il bottom” della fase di ribassi che dura ormai da 18 mesi per il mercato dell’oro nero, la maggior parte degli esperti ritiene che il rimbalzo non durerà e che non è detto che le quotazioni abbiano già toccato il fondo.

Il rally è stato alimentato dalle voci di un impegno coordinato dei paesi membri dell’Opec e non per una ripresa dei pezzi, dopo l’annuncio di un congelamento dei livelli di produzione. Ma l’offerta è ancora molto elevata e deve preoccupare. Sono proprio i timori legati all’eccesso delle scorte ad avere dato il la alle vendite per primi.

I gruppi del settore quotati in Borsa stanno vivendo una giornata positiva. A Londra i titoli Premier Oil fanno addirittura un balzo del 17%. Anche la prova della società di esplorazioni Tullow Oil non è da meno.

Ma la fase di recuperi ha vita breve, per lo meno nel lungo termine i prezzi rimarranno sotto pressione. La pensano in queso modo Norbert Ruecker, Head of Commodities Research presso la banca privata svizzera Julius Baer, secondo cui il prezzo del petrolio “non vedrà alcuna ripresa a lungo termine” e Kevin Norrish, analista di Barclays, che cita l’ottimismo prematuro nei confronti delle condizioni economiche in Cina e di alcune parti importanti dell’economia statunitense.

Tra gli altri fattori di rischio citati dagli analisti sul fronte della domanda figurano “il ritorno sul mercato dell’Iran, l’impatto della deflazione sulle attività legate al gas di scisto e la riapertura al mercato del Messico”.

Secondo l’analista di Julius Baer ci sarà un rimbalzo a breve ma nulla di più. Norrish sottolinea come molti settori della prima economia al mondo, che consuma grandi quantità di materie prime, sono ancora deboli e che l’obiettivo dell’Opec di arginare la caduta dei prezzi tramite un congelamento della produzione “non è affatto detto che abbia successo”.

Prezzi del petrolio in rimonta da metà febbraio no