Per lo stock picking i tempi sono sempre più duri

18 Settembre 2020, di Alberto Battaglia

Tempi duri per lo stock picking. Il mito che aleggia intorno a investitori come Warren Buffett può facilmente indurre a pensare che, con un’adeguata preparazione, selezionare alcune azioni ‘di qualità’ possa accelerare di molto il proprio arricchimento. Nei fatti, però, pochi gestori professionali riescono a battere gli indici di riferimento con questa pratica. A indagare su questo fenomeno, in sé noto da tempo, è stato Larry Swedrow, chief research officer di Buckingham Wealth Partners, una società di consulenti che afferma di basare la propria attività sull’osservazione costante degli studi accademici pubblicati in materia finanziaria.

A proposito di duri numeri, lo studio annuale di S&P Dow Jones che mette a confronto manager “attivi” e le controparti a gestione “passiva”, ha messo in evidenza in un raggio temporale di 10 anni ben l’85% dei fondi large-cap sottoperformano l’indice S&P 500 –  e dopo 15 anni la percentuale sale al 92%. Swedrow, che sta per pubblicare un libro dal titolo “L’incredibile assottigliamento dell’alpha”, ha sintetizzato così il fenomeno:

“In primo luogo, la selezione attiva dei titoli si basa su una falsa nozione: che il mercato stia in qualche modo valutando male il prezzo delle azioni. Le evidenze ci dicono che il mercato è largamente, anche se non perfettamente, efficiente: le informazioni disponibili vengono digerite rapidamente e riflesse nei prezzi di mercato. I selezionatori di titoli non possono identificare azioni ‘sottovalutate’ su base regolare”, ha raccontato Swedrow a Cnbc. “In secondo luogo, l’offerta di capitale a caccia di prestazioni è aumentata notevolmente negli ultimi decenni. Negli anni Cinquanta c’erano meno di cento fondi comuni di investimento e solo pochi fondi speculativi. Oggi ci sono più di 3 trilioni di dollari in hedge fund e molto di più nei fondi comuni di investimento. Sono un sacco di soldi a caccia di performance”.

La “salsa segreta” dei Buffett

L’esistenza di pochi investitori che, comunque, riescono a battere i mercati su base regolare resta, però, un fatto in attesa di spiegazione. In effetti, per loro, la strategia è riuscita a dare frutti. Ma Swedrow ha avvertito: una buona strategia difficilmente rimane un’esclusiva per molto tempo, specialmente nel mondo di oggi.

“Gli accademici sono diventati molto bravi a capire cosa funziona e cosa no quando si tratta di stock picking. Ad esempio, Warren Buffett è un famoso selezionatore di titoli. Il suo record è stato esaminato molto attentamente. Si scopre che le ragioni principali del suo successo sono due: acquista aziende a buon mercato e di altissima qualità. Per ‘alta qualità’ intendo che hanno un basso rapporto debito/capitale proprio, bassa volatilità degli utili, alti margini e un elevato turnover degli asset. Per Buffett, è la strategia generale che funziona, non le capacità di selezione dei titoli”, ha spiegato Swedrow. “In passato, l’esecuzione di questa strategia, ovvero l’acquisto di azioni di alta qualità a buon mercato, richiedeva molto lavoro. Ma oggi puoi replicare molto di questo approccio con un Etf a un prezzo molto basso. Non è necessario assumere Warren Buffett o pagare a un gestore di hedge fund una commissione del 2% e il 20% dei profitti. Ciò non toglie nulla al fatto che Buffett è un grande manager che stava investendo in questo modo decenni prima che gli accademici scoprissero la sua salsa segreta”.