Pensioni: previdenza complementare e integrativa. Cosa sono e come funzionano

14 Gennaio 2020, di Alessandra Caparello

Previdenza complementare e integrativa: il pensionamento è un momento particolarmente importante nella vita di una persona che fin da giovane deve pensare a risparmiare in vista dell’uscita dal mondo del lavoro. Gli strumenti a disposizione per mettere da parte qualcosa sono tanti. In questa sede ci soffermeremo sulla previdenza complementare e su quella integrativa, spiegando nel dettaglio cosa significhino e le differenze.

Previdenza complementare: di cosa si tratta

Forma di previdenza che si aggiunge a quella obbligatoria ma non la sostituisce, la previdenza complementare si basa su un sistema di finanziamento a capitalizzazione.

Cosa significa? In sostanza per ogni iscritto alla previdenza complementare viene creato un conto individuale nel quale confluiscono i versamenti poi investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati, ad esempio in azioni, titoli di Stato, titoli obbligazionari, quote di fondi comuni, ecc… tutti versamenti che poi producono, nel tempo, rendimenti variabili in funzione dell’andamento dei mercati e delle scelte di gestione. Quando poi arriverà il pensionamento, all’iscritto sarà liquidata una rendita aggiuntiva alla pensione costituita dai contributi versati, comprensiva dei risultati della gestione.

Possono aderire alla previdenza complementare:

  • dipendenti pubblici e privati
  • lavoratori autonomi
  • liberi professionisti
  • soci di cooperative
  • cittadini titolari di redditi diversi da quelli da lavoro
  • familiari a carico dei lavoratori.

A differenza della previdenza obbligatoria che si basa sul criterio della “ripartizione”, nel senso che i contributi di tutti i lavoratori servono a pagare le pensioni di tutti i pensionati, la previdenza complementare invece è regolata da un sistema a “capitalizzazione”, in cui i versamenti effettuati da ciascun lavoratore vengono autonomamente investiti dal fondo di previdenza al fine di creare la rendita. La previdenza complementare inoltre è volontaria, visto che il lavoratore può scegliere se aderire a una forma pensionistica complementare.

Chi aderisce alla previdenza complementare ha una serie di vantaggi fiscali. In particolare i contributi versati alle forme pensionistiche complementari sono deducibili dal reddito complessivo fino ad un limite massimo fissato dalla legge. I rendimenti che si maturano anno per anno invece sono soggetti a un’imposta sostitutiva con aliquota bassa.

Previdenza integrativa: come funziona

La previdenza integrativa è una forma previdenziale che si aggiunge alla classica pensione che viene erogata dall’Inps.

La previdenza integrativa è una forma di risparmio che servirà da integrazione alla pensione obbligatoria. Aderire alla previdenza integrativa significa accantonare regolarmente in una forma pensionistica complementare (fondo pensione chiuso, aperto o piano individuale pensionistico) una parte dei risparmi durante la vita per ottenere una pensione che si aggiunga a quella corrisposta dagli enti di previdenza obbligatoria (INPS, INPDAP, ecc…
A caratterizzare la pensione integrativa la flessibilità e la possibilità di richiedere anticipazioni fino al 75% e la possibilità di riscatto. È possibile infatti modificare gli importi e la periodicità dei versamenti, sospenderli e riattivarli senza alcuna penalizzazione.

Possono aderire alla previdenza integrativa:

  • lavoratori dipendenti,
  • autonomi,
  • liberi professionisti
  • soci di cooperative.

Quando hai maturato i requisiti per la pensione pubblica, e  hai partecipato per un periodo di almeno cinque anni alla previdenza complementare, puoi trasformare la tua posizione individuale in pensione integrativa (rendita). Come per la previdenza complementare, anche quella integrativa prevede una serie di sgravi fiscali.
In primis i versamenti ai prodotti previdenziali sono deducibili dal reddito IRPEF fino ad un importo massimo di 5.164,57 euro all’anno. I rendimenti della gestione finanziaria inoltre sono tassati con un’aliquota massima del 20%, anziché del 26% e i prodotti previdenziali sono esenti dal pagamento dell’imposta di bollo. Infine la pensione integrativa percepita beneficerà di un regime fiscale agevolato: la parte di rendita che deriva dai contributi versati e dedotti ed eventualmente dal TFR versato, è soggetta a tassazione che varia dal 15 al 9% a seconda del periodo complessivo  di partecipazione a forme di previdenza integrative.