Pensioni: Corte dei Conti boccia Quota 100 e propone uscita a 64 anni

8 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

Mentre resta tutta da definire la riforma delle pensioni, una cosa appare certa: al termine del periodo di sperimentazione, ovvero quello in scadenza il prossimo 31 dicembre, si dovrà dire addio a Quota 100. Una nuova conferma in questa direzione è arrivata dalla Corte dei Conti che ha bocciato senza appello il sistema pensionistico fortemente voluto dalla Lega, bollandolo come “insostenibile”.

È quanto si legge nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica  che per gli anni successivi, viene ipotizzato “un sistema di uscita anticipata che converga su un’età uniforme per lavoratori in regime retributivo e in regime contributivo puro”.

Al momento ai lavoratori in regime pienamente contributivo, ossia coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, la legge già consente di andare in pensione a 64 anni con 20 anni di anzianità contributiva e un assegno di importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

“In una prospettiva ormai non troppo lontana potrebbero porsi problemi di equità di trattamento tra assicurati che pur avendo iniziato a lavorare a pochissima distanza gli uni dagli altri (per esempio fine 1995 e inizio 1996) avranno l’opzione di lasciare il lavoro con diversi anni di differenza” spiega la Corte.

Nel report i magistrati non stabiliscono un’età ideale per l’uscita anticipata nel dopo Quota 100 tuttavia parlano più volte del pensionamento anticipato a 64 anni con almeno 20 anni di versamenti.

Pensioni dopo Quota 100: le ipotesi in campo

A differenza della Corte dei conti, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha invece parlato di una possibile doppia quota.
A maggio i segretari di Cgil, Uil e Cisl hanno invece presentato al Governo un documento in 11 punti con alcune ipotesi per superare Quota 100. Una delle proposte ruota intorno all’età di pensionamento flessibile a partire da 62 anni, oppure con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età

Infine, il ministro del Lavoro Andrea Orlando, nel decreto Sostegni bis, ha inserito la proposta di ampliare la platea dei possibili beneficiari del contratto di espansione alle imprese con 100 dipendenti