Pensioni: contratto di espansione prorogato per due anni, che cosa è

2 Novembre 2021, di Alessandra Caparello

Archiviata quota 100, tra le misure previste nel disegno di legge di bilancio 2022, nel capitolo previdenziale, si prevede la proroga per un biennio del contratto di espansione, una forma di accompagnamento a pensione prevista come sperimentazione per il biennio 2019-2020, poi prorogata per quest’anno. Considerando il successo delle adesioni nella seconda metà del 2021, il premier Mario Draghi avrebbe deciso per un rilancio di questa misura per altri due anni confermandone tutte le caratteristiche.

Contratto di espansione: cos’è e cosa prevede

La legge di conversione del Decreto Crescita ha previsto l’adozione, in via sperimentale, di una nuova misura a sostegno della riconversione tecnologica delle aziende, il cosiddetto contratto di espansione.

Il contratto di espansione è uno strumento per incentivare il ricambio generazionale nelle aziende e la riqualificazione del personale. Come riporta PensioniOggi.it, lo strumento, siglato in sede governativa con il Ministero del Lavoro e con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro rappresentanze aziendali o con la rappresentanza sindacale unitaria, consente due opzioni:

  1. la programmazione di riduzioni orarie o sospensione del personale dipendente, a cui viene riconosciuto un trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria per un periodo massimo di 18 mesi, anche non continuativi (in deroga alle durata complessiva degli interventi di cig nel quinquennio mobile);
  2. la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro per il personale a cinque anni dal raggiungimento della pensione periodo durante il quale il datore di lavoro corrisponde un’indennità mensile di accompagnamento alla pensione. In tale ipotesi lo strumento può essere utilizzato anche dalle imprese che non rientrano nel perimetro di applicazione della CIGS. La prestazione è erogata dall’INPS ma il finanziamento della stessa è a carico del datore di lavoro.

In quest’ultima ipotesi, la misura consente di ricorrere al prepensionamento dei lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, anche tramite l’accesso alla cassa integrazione straordinaria per quelli che non possono usufruire dello scivolo di 5 anni. A questo si aggiunge l’avvio di processi di formazione per l’aggiornamento delle competenze dei dipendenti in forza e alla stipula di nuovi contratti a tempo indeterminato.

La stipula del contratto di espansione è prevista al fine di procedere alla modifica strutturale dei processi aziendali volti al progresso e allo sviluppo tecnologico; alla riqualificazione delle competenze professionali in organico; all’inserimento di nuove professionalità in un’ottica di “ricambio generazionale”; all’accompagnamento alla pensione (esodo incentivato).

Sono i datori di lavoro a dover sostenere il costo dell’assegno mensile, pari alla pensione maturata e, solo nel caso dell’accompagnamento alla pensione di anzianità, anche il costo della contribuzione. Al lavoratore che va in pensione con il contratto di espansione viene riconosciuta, fino alla pensione di vecchiaia o anticipata, un’indennità mensile commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dallo stesso al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Il datore di lavoro pertanto, a garanzia di solvibilità deve presentare una fideiussione bancaria.

Contratto di espansione: cosa prevede la legge di bilancio 2022

Il contratto di espansione nel 2019 era previsto con una soglia di sbarramento molto limitante che prevedeva una popolazione di almeno 1.000 dipendenti, considerati in una sola azienda e non in formula allargata. La legge di bilancio 2021 prima e il decreto Sostegni bis dopo hanno portato le soglie rispettivamente prima a 250 e poi a 100 dipendenti, ma l’allargamento ora a 50 unità lavorative ammette a pieno titolo anche le imprese medio-piccole.

La legge di Bilancio 2022, come riporta Il Sole 24 Ore, all’articolo 63 proroga il «contratto di espansione» per un biennio. La manovra così allarga la platea delle imprese che possono attivare il contratto di espansione, portandole a un numero minimo di dipendenti almeno pari a 50. Questa soglia, inoltre, può essere anche raggiunta attraverso le varie formule di aggregazione stabile di impresa con una finalità comune di produzione o servizi.

Si rinnova così anche nel 2022 e nel 2023 il contratto di espansione e potranno farne ricorso le aziende con un organico non inferiore a 50 unità (rispetto alle 100 attuali).