Pensioni: come funziona la rivalutazione del 2023

17 Ottobre 2022, di Pierpaolo Molinengo

Riflettori puntati sulla rivalutazione delle pensioni in programma per il primo gennaio 2023. Dal prossimo anno gli assegni previdenziali saranno adeguati all’inflazione o, più correttamente, al costo della vita, come è stata rilevata nel corso degli ultimi 12 mesi.

La rivalutazione delle pensioni è definita ufficialmente come perequazione. Si tratta di uno strumento previsto direttamente dalla legge per tutelare i pensionati: nel caso in cui non intervenisse questa periodica rivalutazione, rischierebbero di pagare un dazio troppo alto all’inflazione e agli aumenti dei prezzi. Nel caso in cui l’importo percepito ogni mese di pensione dovesse rimanere troppo stabile nel tempo e contemporaneamente i prezzi continuassero ad aumentare, il potere d’acquisto dei pensionati si ridurrebbe anno dopo anno. La perequazione serve ad adeguare l’importo degli assegni previdenziali e dei vari trattamenti assistenziali, che sono erogati periodicamente dallo Stato alle persone che sono in possesso di alcuni requisiti.

Soffermandosi, comunque, sulla perequazione delle pensioni 2023 è necessario sottolineare che vi è un certo fermento. La guerra in Ucraina, l’inflazione, l’aumento delle bollette sono sotto gli occhi di tutti. I prezzi in aumento stanno incidendo pesantemente sulle tasche di tutti i consumatori.

La rivalutazione 2023 delle pensioni

A gennaio 2023 è atteso un adeguamento degli importi delle pensioni, che comporterà un sostanziale aumento degli assegni. In base agli importi che già oggi i diretti interessati stanno ricevendo, qualcuno di loro potrebbe vedere degli incrementi anche a tre cifre.

Dobbiamo segnalare, comunque, che per alcune pensioni l’adeguamento potrebbe essere di un tasso inferiore rispetto a quello che è stato accertato. Il Decreto Aiuti – già dal mese di ottobre 2022 – ha anticipato una parte della rivalutazione. Il governo Draghi, infatti, ha deciso di riconoscere un incremento del 2% più la tredicesima a quanti stanno percependo una pensione lorda inferiore a 2.692 euro. Questi soggetti, quindi, potranno beneficiare di un tasso di rivalutazione del proprio assegno previdenziale – dal 1° gennaio 2023 – pari a quanto accertato dall’Istat a cui dovrà essere decurtato il 2% già erogato.

A quanto ammonta la rivalutazione

Nel corso delle prossime settimane sarà ufficializzato il tasso di rivalutazione accertato direttamente dall’Istat per l’anno in corso. Questo coefficiente sarà utilizzato per la perequazione delle pensioni di gennaio 2023. Per il momento, comunque, stanno emergendo delle indiscrezioni, che giorno dopo giorno diventano sempre più affidabili. Secondo le ultime rilevazioni si dovrebbe andare incontro verso un’inflazione pari all’8%: questo tasso dovrebbe essere applicato direttamente all’assegno previdenziale. A questo punto è necessario ricordare che la rivalutazione sarà parziale oltre un certo importo. Il legislatore ha deciso di introdurre un meccanismo per limitare gli effetti della rivalutazione per le pensioni più alte. Entrando un po’ di più nello specifico, la rivalutazione avviene:

  • al 100% del tasso di rivalutazione per assegni previdenziali inferiori a quattro volte il trattamento minimo;
  • al 90% del tasso di rivalutazione per assegni previdenziali compresi tra le quattro e le cinque volte il trattamento minimo;
  • al 75% del tasso di rivalutazione per assegni previdenziali che superano le cinque volte il trattamento minimo;

Come trattamento minimo, oggi come oggi, si intende un assegno dell’importo di 515,58 euro, il quale salirebbe a 556,82 euro con una rivalutazione all’8%. Questo significa che la rivalutazione piena spetterebbe unicamente a quanti abbiano una pensione inferiore a 2.227,28 euro. Oltre questa soglia l’aumento sarebbe pari al 90% del tasso, mentre oltre i 2.784,10 euro si scenderebbe al 75%. Ovviamente per fare i calcoli esatti è necessario attendere l’ufficialità dell’Istat.

Cosa succede ai trattamenti assistenziali

Saranno rivalutati anche i trattamenti assistenziali, quelli, per intenderci, che sono stati esclusi dalla possibilità di goderne in anticipo, come è stato previsto dal Decreto Aiuti bis.

Prendendo spunto dall’ipotesi che abbiamo effettuato, per tutti dovrebbe arrivare un incremento dell’8%. Nel caso di un incremento al minimo della pensione, questa arriverebbe a 556,82 euro. Un assegno sociale pari a 468,10 euro arriverebbe a 505,55 euro. La pensione d’invalidità civile passerebbe da 291,69 euro a 315,02 euro.

Ribadiamo, comunque, che quelle che abbiamo riferito non sono le cifre ufficiali, ma si basano sulle ultime indiscrezioni. Per quelle sarà necessario attendere le comunicazioni ufficiali dell’Istat.