Europarlamento, le maggioranze possibili: grandi manovre di Francia e Germania

28 Maggio 2019, di Alberto Battaglia

Il nuovo Europarlamento vede nuovamente l’affermazione del Ppe come maggiore famiglia politica europea, nonostante un deciso ribasso: da 216 a 180 seggi. La storica alleanza con i socialisti di S&D, per la prima volta, non sarà sufficiente a garantire la maggioranza nel Parlamento europeo, con i suoi 145 voti. Per superare la soglia dei 375 voti sarà necessario aprire l’alleanza che andrà a sostenere la nuova Commissione europea ad almeno un’altra forza europeista.

Il gruppo più sostanzioso in termini numerici è quello dei liberali dell’Alde, il cui sostegno è cresciuto a 109 voti; seguito dai Verdi (69 seggi) e i conservatori Ecr, a 59 seggi. Il sito del Parlamento europeo ha lanciato un calcolatore interattivo per sperimentare tutte le maggioranze matematicamente possibili.

I primi commenti dell’area liberale lasciano intendere che il candidato di punta del gruppo popolare, Manfred Weber, non potrà contare sul sostegno dell’Alde. “Chiaramente, pensiamo che il candidato del Ppe sia oggi completamente squalificato“, ha detto il numero due di Macron, Pascal Canfin.

Canfin, facendo eco a Letta, ha lanciato per la presidenza della Commissione, il nome del negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier: “Daremo tutto il nostro peso in bilico per avere un candidato francese, che potrebbe essere Michel Barnier, o un candidato che sia in ogni caso molto più vicino al centro di gravità del nuovo Parlamento, molto meno a destra di prima”.

Fine polarizzazione e nuovo equilibrio di potere

Il “nuovo equilibrio di potere” nel Parlamento europeo, ha dichiarato l’Alde nella nota ufficiale a commento delle elezioni europee, “richiede un candidato alla presidenza della Commissione che possa costruire una solida maggioranza al di là delle linee partigiane”. Evidentemente, il messaggio è ostile sia Weber sia al candidato di S&D, Frans Timmermans.

Anche i Verdi hanno rivendicato la propria importanza nel nascente asse parlamentare: “L’onda verde di stasera ci dà il mandato e il dovere di guidare il cambiamento in Europa: ogni nuova Commissione dovrebbe tenerne conto” ha dichiarato Bas Eickhout, vicepresidente del gruppo e principale candidato della formazione ecologista.

I voti dei Verdi, uniti a quelli di S&D e Ppe, garantirebbero una maggioranza sufficientemente ampia (394 seggi) anche senza il supporto di altre forze politiche. Ultima alleanza matematicamente possibile è quella, improbabile, fra Conservatori, Socialisti e Popolari: un’asse probabilmente troppo spostato a destra perché l’S&D possa garantire il suo supporto.

Difficilmente una Commissione europea che vedrà l’Alde con un ruolo di primo piano potrà rivelarsi indulgente con le istanze del governo gialloverde, in particolare sulle politiche di bilancio che il vicepremier Matteo Salvini ha ripetutamente dichiarato di voler sfidare dopo le elezioni europee. L’ultimo lascito della Commissione uscente, del resto, potrebbe essere la richiesta di apertura di una procedura d’infrazione per la mancata riduzione del debito, prevista nei trattati.

Secondo le ultime indiscrezioni pubblicate dall’agenzia di stampa Bloomberg, l’annuncio potrebbe arrivare il prossimo 5 giugno con un conto per l’Italia da 3,5 miliardi di euro.