Panama Papers, diabolica evasione fiscale sostenuta da Hillary Clinton

6 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – L’evasione fiscale su base planetaria rivelata dai Panama Papers rischia di mettere nei guai anche lei, Hillary Clinton, vicina ad aggiudicarsi la vittoria delle primarie e diventare ufficialmente la candidata democratica alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

E’ stata proprio lei, infatti, a sostenere l’accordo commerciale con Panama che ha di fatto permesso ai tanti politici, imprenditori, personaggi più o meno pubblici, di nascondere al fisco i loro massicci tesori. Lo stesso Huffington Post scrisse nel 2011:

“Obama sta lanciando un appello al Congresso affinché approvi un accordo commerciale che cementerebbe una tattica chiave adottata da alcuni tra i più ricchi in America per evitare di pagare le tasse”. Ancora: “Panama detiene alcune delle leggi più severe al mondo sul segreto bancario, permettendo ai cittadini americani di creare conti bancari e aziende offshore in modo estremamente facile ed economico. Creare un’azienda o aprire un conto bancario costa meno di $2.000 e qualsiasi liquidità che gli americani decidessero di nascondere in queste entità non verrebbe tassata. Le leggi (di Panama) sul segreto bancario e gli standard estremamente indulgenti sulla registrazione delle aziende rendono molto difficile all’IRS (Internal Revenue Service, il fisco americano) riuscire a individuare le transazioni di trasferimenti di fondi dagli Usa a queste destinazioni di Panama. Non sorprende il fatto che a Panama ci siano quasi 400.000 aziende offshore, più che in qualsiasi nazione, a parte Hong Kong”

E oggi, dopo che sono trascorsi più di cinque anni dall’articolo dell’Huffington Post, l’International Business Times ricorda:

“Poco dopo essere diventato presidente, nel 2009, Obama e il suo segretario di Stato (Hillary Clinton) hanno iniziato a fare pressioni per l’approvazione degli accordi sul libero commercio con Panama, Colombia e Corea del Sud che, secondo l’opposizione, avrebbero reso maggiormente difficile reprimere una imposizione fiscale sul reddito estremamente bassa, le leggi sul segreto bancario e una storia di non cooperazione con i partner stranieri”.

Clinton, nel momento in cui il Congresso era sul punto di ratificare il patto, diramò una nota in cui lodava l’accordo, in quanto a suo avviso avrebbe reso più semplice per le aziende americane riuscire a vendere i loro prodotti. E aggiunse:

“Il governo Obama lavora costantemente per approfondire i nostri impegni economici in tutto il mondo, e questi accordi sono un esempio di tale impegno”.

Proprio allora, nel 2011, il suo attuale rivale nella corsa alla nomination democratica, Bernie Sanders, si oppose invece all’accordo con Panama, come spiega questo articolo.

Un dettaglio, che i sostenitori democratici difficilmente dimenticheranno. E un dettaglio che in questo momento fa gongolare soprattutto una persona: Donald Trump, candidato repubblicano alla Casa Bianca.