Oxfam: mezzo miliardo di persone rischiano di finire sotto soglia povertà

10 Aprile 2020, di Mariangela Tessa

Mezzo miliardo di persone rischiano di finire sotto la soglia della povertà estrema a causa della contrazione dei consumi e redditi causata dallo shock pandemico.

È l’allarme lanciato dall’ong Oxfam nel rapporto “Dignità, non miseria”, secondo cui i progressi ottenuti negli ultimi 10 anni nella lotta alla povertà estrema rischiano di essere azzerati: in alcune regioni del mondo i livelli di povertà tornerebbero a quelli di 30 anni fa.

I numeri si basano sulle analisi del World Institute for Development Economics Research (WUDER) dell’Università delle Nazioni Unite e dei ricercatori del King’s College di Londra e della Australian National University.

“Anche le proiezioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) prefigurano già oggi una riduzione complessiva del reddito da lavoro, fonte principale di sostentamento individuale, fino a 3.400 miliardi di dollari entro il 2020. Stime che potrebbero peggiorare se il lock-down economico continuasse nel tempo e i livelli occupazionali precipitassero. A questo dato si aggiunge la mancanza di tutele e prospettive per milioni di disoccupati e lavoratori impiegati nel settore informale sia nei Paesi ricchi che poveri.
Basti pensare che a livello globale solo 1 disoccupato su 5 ha accesso ad una qualsiasi forma di indennità di disoccupazione e che ben 2 miliardi di persone, a livello globale, lavorano nel settore informale. In maggioranza sono nei paesi poveri in cui il 90% dei posti di lavoro è informale, rispetto al 18% nelle nazioni ricche” spiegano da Oxfam.

L’allarme viene lanciato in vista delle riunioni di aprile del Fmi, della Banca Mondiale e dei ministri delle Finanze del G20, che avverranno tutte in videoconferenza.

Per evitare questo disastro, l’organizzazione raccomanda di stanziare aiuti diretti ai più poveri e sostegno prioritario alle piccole imprese, condizionando i finanziamenti alle più grandi a misure che favoriscano le popolazioni vulnerabili oltre all’annullamento del debito per i paesi più poveri.

La diffusione del coronavirus non conosce confini geografici, sottolinea il rapporto, ne’ fa distinzioni tra paesi economicamente avanzati, emergenti o in via di sviluppo: ci sono però estreme disuguaglianze nelle capacità dei diversi paesi del mondo di tutelare la vita e la salute dei propri cittadini e di contrastare le drammatiche conseguenze socio-economiche della crisi. Le Nazioni Unite stimano che circa la metà di tutti i posti di lavoro in Africa potrebbe andare persa.

Parlando dell’Italia, spiega ancora il rapporto Oxfam:

“Già prima dell’emergenza COVID, il 25% dei cittadini riteneva di non poter affrontare una spesa imprevista di 800 euro senza indebitarsi, e un terzo delle famiglie non possedeva la liquidità necessaria per vivere più di tre mesi senza cadere in povertà. Con lo shock senza precedenti causato dalla pandemia, è essenziale che l’importante intervento di supporto al reddito messo in campo con il decreto Cura Italia, sia strutturato in modo da tenere davvero in conto le diverse condizioni economiche e i diversi bisogni dei cittadini italiani, ed ampliato in modo da includere dai collaboratori domestici ai moltissimi stagionali, che non avevano ancora lavorato quest’anno e che, ad esempio, fanno i conti con una stagione turistica mai avviata, fino agli impiegati parasubordinati non occupati e agli autonomi senza partita IVA al 23 febbraio, pensando inoltre ai circa 3 milioni di lavoratori con contratti in nero. Una parte consistente e più fragile della popolazione, che senza aiuti immediati può ritrovarsi senza presente e futuro”.

A livello globale, al G20 e alle istituzioni finanziarie internazionali Oxfam chiede:

di aiutare i paesi più fragili sospendendo senza condizioni, sanzioni o costi aggiuntivi i pagamenti relativi all’anno in corso del debito che i paesi in via di sviluppo hanno nei confronti di paesi creditori, Italia compresa, come chiesto da 155 organizzazioni in tutto il mondo, e di promuovere la moratoria dei pagamenti verso creditori privati nei paesi del G20″, ma anche di “garantire ai Paesi in via di sviluppo liquidità per 1000 miliardi di dollari attraverso riserve finanziarie internazionali” e di  “mobilitare subito collettivamente 500 miliardi di aiuti pubblici allo sviluppo per rafforzare i sistemi sanitari dei paesi più poveri e permettere loro di affrontare la crisi”. Secondo le stime dell’organizzazione, “queste misure, insieme, possono aumentare immediatamente la capacità di spesa dei paesi in via di sviluppo per circa 2.500 miliardi di dollari”.