Oro, la migliore prova in 30 anni. Boom domanda

12 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – I mercati finanziari non hanno avuto un attimo di pace nel 2016 e le vendite di questa settimana hanno spinto le Borse mondiali ai minimi di due anni. In questo contesto di incertezza, l’oro guadagna appeal. La domanda di oro fisico sta registrando un vero e proprio boom.

I contratti con consegna aprile scambiati al Comex hanno guadagnato qualcosa come 53 dollari l’oncia in un solo giorno ieri, per la migliore performance giornaliera in 30 anni di tempo. Le banche hanno iniziato a fare incetta del metallo, considerato bene rifugio per eccellenza, mentre gli asset percepiti come più rischiosi vengono venduti a piene mani.

Le quotazioni, che oggi ritracciano leggermente, hanno chiuso la seduta di ieri a $1.247,80 l’oncia dopo averla aperta in area $1.197,60. Per trovare numeri così alti bisogna riportare indietro le lancette dell’orologio a fine gennaio 2015.

L’azionario europeo e ancora di più quello dei paesi emergenti è in modalità ‘panic selling’ da inizio anno ormai. I fattori che fanno temere il peggio agli investitori sono la crisi del settore energetico, i timori per una frenata dell’economia mondiale, l’incapacità delle banche centrali di raggiungere gli obiettivi di inflazione prefissati e infine la fragilità del settore bancario.

Canada vende metà delle sue riserve auree

Il governo canadese ha venduto quasi metà delle sue riserve auree, continuando un trend che dura da inizio 2016. L’esecutivo non ha più intenzione di ‘rispettare la tradizione’ e sta cercando di fare sempre meno affidamento sul metallo prezioso, che non è più uno degli asset più importanti tra quelli detenuti dal governo.

Secondo le statistiche del Fondo Monetario Internazionale, a fine 2015 il Canada possedeva tre tonnellate di riserve auree. I dati della settimana scorsa mostrano invece come la somma in possesso dello Stato del Nordamerica sia pari ad appena 1,7 tonnellate. Si tratta di una percentuale ridicola (0,1%) delle riserve complessive del paese, che comprendono anche depositi in valuta straniera e Bond.

Per fare un paragone gli Stati Uniti detengono 8.133 tonnellate di lingotti d’oro, mentre il Regno Unito si ferma a 310 tonnellate.