Oro a fondo dopo no Svizzera al referendum

1 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

GINEVRA (WSI) – Oro a picco dopo il no della Svizzera nel referendum di domenica.

Nel voto popolare gli svizzeri hanno deciso di non imporre alla banca centrale, come proposto dalla destra populista dell’UDC, il divieto di vendere lingotti.

Al momento i prezzi del metallo prezioso scambiano in ribasso dell’1,85%, a $1.153,80 l’oncia. Ieri sera le quotazioni hannoa ccusato cali di anche il -4% ai minimi di $1.143.

I cittadini elvetici hanno detto tre no decisi all’imposizione di un nuovo limite sull’immigrazione – con la scusa di motivi ecologici – a un aumento delle riserve aureee e all’abbandono dei forfait fiscali che avvantaggiano gli stranieri rispetto ai cittadini svizzeri.

Delle tre proposte, l’iniziativa sulle riserve auree è quella che i mercati tenevano maggiormente d’occhio ed è anche quella che è stata respinta con maggiore decisione. Stando alle stime di radio e tv il 78% degli elettori hanno votato contro.

La proposta, presentata dal Partito popolare svizzero, movimento di estrema destra, prevedeva che la Banca centrale (la BNS) detenesse almeno il 20% delle sue attività in oro (contro l’8% attuale) e che non potesse mai più separarsi da tali riserve, che raggiungono già così la settima somma più alta al mondo.

Se la mozione fosse stata adottata, i mercati avrebbero mandato in orbita i prezzi dell’oro e la Banca nazionale svizzera, che aveva lanciato un appello contro l’iniziativa, stima che avrebbe dovuto comprare in cinque anni 70 miliardi di franchi svizzeri (circa 58 miliardi di euro) di oro, ossia due terzi della produzione annuale del metallo.

(DaC)