Economia

Open banking, la costruzione di un nuovo mondo

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Open banking, la costruzione di un nuovo mondo

di Sandra Riccio

L’Open Banking è tra i temi più seguiti nel profondo processo di innovazione che sta attraversando il mondo delle banche e della finanza. Si tratta di una potenziale svolta per il futuro dell’industria dei servizi finanziari, ma necessita ancora di alcune riflessioni per esprimere appieno le sue possibilità.

Deloitte si è concentrata su cinque diversi aspetti che contribuiranno a raggiungere con successo ed efficacia il traguardo dell’Open Banking e le conseguenti ricadute positive che sono attese anche sui consumatori.
Il presupposto è una fitta collaborazione e armonia tra i diversi attori coinvolti in questo processo di cambiamento. Significa che regolatori, politici, istituzioni finanziarie e innovatori dovranno lavorare insieme per consentire all’Open Banking di crescere davvero, in un percorso che metta al centro l’utente finale e le sue necessità.

La “Data scope expansion”, il primo dei cinque punti, concerne l’ampio ecosistema dei dati finanziari dell’utente. Questi dovrebbero essere raccolti nel modo più ampio possibile in maniera tale da facilitare l’Open Banking. In questo senso il primo passo dovrebbe riguardare la creazione di un percorso sicuro per i consumatori che consenta di condividere i loro dati che riguardano, per esempio, le operazioni effettuate sul conto corrente, fino ad arrivare ai dati sui prestiti, sulle polizze assicurative, sulla previdenza e così via. Sempre riguardo ai dati sarebbe anche necessario definire un chiaro percorso verso la loro portabilità all’interno di altri settori, compresi quello pubblico, la sanità e l’ambito tecnologico.

“Gli aspetti da considerare sono molteplici e gli ostacoli sono tanti – sottolinea Paolo Gianturco, senior partner di Deloitte, responsabile FinTech –. Uno di questi potrebbe riguardare la suddivisione delle decisioni tra le varie giurisdizioni anche a livello di Regioni o Province. Per questo occorre definire un percorso condiviso da tutti gli attori già in partenza”.

Una “Supervisione chiaramente definita per le nuove entità” che nasceranno è il secondo tema, focalizzato sulle società che opereranno nel nuovo mondo dell’Open Banking. L’ipotesi è che non rientrino nella giurisdizione dei regolatori nazionali, né nei confini dei quadri normativi attuali.

“Dovrebbe quindi essere creato un modello di supervisione chiaramente definito per le imprese che operano con i dati finanziari” dice Gianturco. Il suggerimento è di ideare inizialmente delle soluzioni provvisorie efficaci e magari pensare a modelli di licenze specifiche. Il tutto porterebbe a minimizzare eventuali lacune nella supervisione d’insieme, genererebbe sinergie sulla sicurezza e porterebbe a una maggiore efficienza”.

C’è poi il tema della “End user adoption by design”, ossia dell’adozione della novità da parte dell’utente finale sulla base del design proposto. È un aspetto centrale perché se i consumatori non si innamoreranno dell’Open Banking, sarà un naufragio che finirà per portare costi a tutta l’industria. “Sarà quindi fondamentale costruire un modello che piaccia, che generi fiducia e che risponda ai bisogni dei consumatori nel suo design” dice Gianturco. Questo per facilitare un’adozione diffusa e di massa. Educare gli utenti sulla condivisione dei dati basata sul consenso tra i diversi soggetti di questo nuovo mondo e sui benefici che la novità porterà è già un passo verso la conquista della loro fiducia. Inoltre, il processo di progettazione deve dare priorità agli elementi che portano a un’esperienza utente diretta, chiara e senza intoppi. “In questo la pratica di sentire, già nella fase di progettazione, la voce del consumatore potrà essere di aiuto – dice Gianturco –. Un approccio di progettazione incentrato sull’utente, in cui i consumatori sono attivamente coinvolti nel testare e perfezionare le componenti che hanno un impatto sulla fiducia e sull’usabilità dei nuovi servizi, dovrebbe essere la via maestra da seguire”.

Il quarto e il quinto punto riguardano la “migrazione senza intoppi” e il “supporto all’ecosistema di innovazione”. In pratica il processo di migrazione dovrà avvenire senza complicazioni e dovrà essere sostenuto da un’educazione mirata dei consumatori e dal supporto collettivo degli stakeholder del settore. L’obiettivo finale dell’Open Banking è fornire maggior valore agli utenti e alle imprese del settore. Per raggiungere questo obiettivo, la fiducia dei consumatori, i bisogni e le esperienze dovranno essere messe al centro del design del modello di Open Banking.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di aprile del magazine Wall Street Italia