Ocse: “Tassi negativi sono pericolosi”

11 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – I tassi negativi – che ormai sono la regola in paesi che contano per un quarto del Pil mondiale – sono pericolosi. Lo sostiene un economista di alto rango dell’Ocse.

William R. White, presidente della Commissione per la Revisione di Economia e Sviluppo presso l’organizzazione di Parigi, sostiene che le politiche attuate finora dalle banche centrali hanno fallito. Si basano sulla convinzione che un allentamento monetario straordinario contribuisca a stimolare la domanda, ma questo non è avvenuto.

“Nutro seri dubbi sul fatto che le politiche ultra accomodanti avranno l’impatto che i banchieri centrali sono convinti che avrà. Dopo sette anni in cui abbiamo assistito alla ripresa più lenta di sempre, mi sembra che non ci siano altro che una prova empirica a confutare la loro supposizione”.

La crescita economica è ancora anemica sia in Europa sia in Giappone, con l’inflazione che rimane molto distante dagli obiettivi del 2% fissati dalle autorità. In questo contesto ci sono paesi che hanno già dato il via a un’era di tassi negativi.

“Funzionano solo per un breve lasso di tempo”

La settimana scorsa è stato il Giappone, oggi è toccato alla Svezia, nell’ennesimo segnale di profonde turbolenze economiche e finanziarie. La banca centrale dello Stato scandinavo ha preso la decisione di tagliare ulteriormente i tassi di interesse, portandoli ancora più sotto lo zero. La Riksbank ha imposto un costo del denaro del -0,5%, giù dal -0,35% precedente.

L’errore commesso dietro all’imposizione di queste misure eterodosse sta nel fatto, secondo William R. White, che molta gente pensa che siano politiche sperimentali nate come reazione a una situazione di panico. Come risultato, l’incertezza da esse generata ha provocato effetti indesiderati: “le famiglie sono rimaste in casa anziché spendere i loro soldi”

L’obiettivo principale di tassi zero o negativi è quello di “cercare di attirare spese, anticipandole a oggi”. È un fenomeno conosciuto come “riallocazione intertemporale”. Il problema di questo piano è che se non ci sono grandi miglioramenti “quando domani diventa oggi le spese future che avresti potuto avere sono ridotte per via delle spese che sono già state fatte. Ciò si manifesta in un aumento dei livelli di debito“.

Per definizione, quindi, le politiche monetarie funzionano solo per un breve periodo di tempo. “Abbiamo avuto sei o sette anni di queste politiche straordinarie ormai e penso che non si possa definire un breve lasso di tempo”.

Fonte: LinkedIn