Capo Pentagono: nucleare inevitabile. Escalation in Europa

22 Aprile 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – L’Europa deve prepararsi a una inevitabile escalation nucleare. A dirlo sono gli ultimi sviluppi geopolitici e le parole pronunciate dal capo del centro comando statunitense. Cecil D. Haney ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno ancora assoluto bisogno dell’arma nucleare.

Oggi come oggi l’America possiede ancora ben 4.600 armamenti nucleari e il governo ha intenzione di spendere altri mille miliardi di dollari nei prossimi 30 anni per la loro manutenzione e per garantirne l’operatività.

Come se la Guerra Fredda non si fosse mi conclusa e il muro di Berlino fosse stato abbattuto 27 anni fa, Haney, in testa al comando strategico Usa che dipende dal Pentagono, ha detto che “dobbiamo mantenere la stabilità strategica come il principio più importante”.

Ci sono diversi modi con cui le armi nucleari sono in grado di farlo. Il primo è il più ovvio: evitano che i nemici come la Corea del Nord o i nemici che si fingono amici, come la Russia, prendano decisioni estreme, catalizzatrici di catastrofi.

Il secondo è l’effetto che tali strategie della tensione hanno sugli alleati.  “Non vogliamo nemmeno che gli alleati a cui forniamo assistenza e sicurezza decidano che anche loro hanno la necessità di avere una capacità nucleare”.

In altre parole, avere la capacità di fare scoppiare bombe nucleari offre quel potere strategico e leva negoziale che consente di evitare la proliferazione di armi di distruzione di massa. L’altro effetto che non viene citato dall’ammiraglio, a capo dell’unità strategica del ministro della Difesa dal 2013, è che non fa che perpetuare un’escalation nucleare nelle regioni dove alleati e nemici sono confinanti, come nelle due Coree e in Europa.

L’Europa e la crescente minaccia nucleare

Una notizia che non è stata data dai grandi media mainstream europei, ma che è stata divulgata in Usa, è che gli Stati Uniti si preparano all’imminente schieramento in Europa e anche in Italia di nuove bombe nucleari B61-12. Se lanciate a circa 100 chilometri di distanza sono in grado di colpire l’obiettivo con una testata “a quattro opzioni di potenza selezionabili”.

Come scrive il New York Times l’amministrazione a Washington sta sviluppando una nuova testata, il “veicolo planante ipersonico”, che al rientro nell’atmosfera manovra riesce a evitare i missili balistici nemici e dirigersi sull’obiettivo alla velocità spaventosa di 27.000 chilometri all’ora.

La Russia e la Cina non stanno a guardare con le mani in mano e sono intente a sviluppare armi di analoga potenza, più piccole e meno distruttive. È il rischio che corriamo nel contesto geopolitico attuale, in cui una manciata di super-stati rincorrono un’egemonia su base regionale per imporre il loro predominio su scala internazionale.

Fonti principali: New York Times ; The Daily Beast