Npl e coronavirus, la Bce ha avviato i colloqui per creare una bad bank

21 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

Alcuni funzionari Bce di alto livello hanno avviato i colloqui a Bruxelles per dare vita a una bad bank che ripulisca i bilanci delle banche europee dai crediti deteriorati (gli Npl), prima che la crisi indotta dal coronavirus possa colpire duramente i bilanci degli istituti e inibire il flusso del credito in un momento assai delicato per l’economia.
A darne notizia è il Financial Times, secondo la quale la Commissione europea avrebbe espresso posizioni decisamente ostili al progetto.

Ad essere aggirate, nel caso della costituzione di una bad bank, sarebbero le regole sui salvataggi bancari, che prevedono l’applicazione di bail-in, su obbligazionisti e correntisti prima di poter “sbloccare” l’intervento pubblico.
La bad bank, lo ricordiamo, è un soggetto che si farebbe carico di acquistare dalle banche (tramite cartolarizzazione) i crediti ritenuti di scarsa esigibilità, assumendosi il grosso dei rischi contenuti in questi titoli. A quel punto l’onere delle perdite dovute ai crediti in sofferenza si trasferirebbe dalle banche alla bad bank – nel caso quest’ultima fosse una società a controllo pubblico si tratterebbe, di fatto, di un aiuto di stato.

“I funzionari della Bce hanno anche intrattenuto colloqui con il dipartimento della Commissione per la stabilità finanziaria e i mercati dei capitali”, ha precisato il Ft.

“La lezione della crisi è che solo con una bad bank è possibile sbarazzarsi rapidamente dei crediti deteriorati”, ha detto al Financial Times Yannis Stournaras, governatore della Banca di Grecia e membro del consiglio direttivo della Bce, “potrebbe essere europea o nazionale. Ma deve essere fatta rapidamente”.

Ad esporsi, non a caso, è il rappresentante del Paese il cui sistema bancario è più colpito dal fenomeno dei Non-performing loans (Npl): nel quarto trimestre del 2019 oltre 35% dei crediti emessi dalle banche della Grecia risultava di problematica esigibilità (Npl-ratio), contro il 6,7% dell’Italia e il 3,2% della media europea.
Il problema è estremamente pronunciato anche a Cipro, ove l’Npl-Ratio arriva al 17% e in misura minore anche in Portogallo (7,2%).

Secondo funzionari Ue che hanno respinto l’idea della bad bank, ha riportato il Ft, “esistono modi migliori per affrontare il problema dei prestiti tossici, ma hanno rifiutato di fornire ulteriori dettagli”. I colloqui avvenuti sarebbero stati bloccati alle fasi preliminari e “nulla si muove”, stando a quanto riferito da una fonte a conoscenza delle discussioni. Il progetto bad bank, comunque, potrebbe essere riaperto in seguito, hanno affermato le fonti.