Nord Stream 2: perché Saipem è stata esclusa

23 Aprile 2019, di Livia Liberatore

All’italiana Saipem è toccato solo un ruolo limitato nei lavori per il Nord Stream 2, il raddoppio del gasdotto sottomarino fra Russia e Germania della russa Gazprom. Il gasdotto dovrebbe fornire 55 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’Unione europea ogni anno attraverso il Mar Baltico e la Germania. Un’opera controversa, che, secondo i piani, dovrebbe essere completata entro la fine di quest’anno.

Gazprom ha preferito scegliere il gruppo svizzero Allseas per la posa di entrambe le condotte offshore e Saipem ha ottenuto un appalto limitato già concluso. A gennaio 2019 Saipem ha concluso i lavori legati alla commessa da 370 milioni di dollari assegnata dal Nord Stream 2 per la realizzazione dell’ultimo tratto del gasdotto che attraversa il Mar Baltico e del suo approdo a terra a Greiswald, in Germania.

Il Nord Stream 2 sarà composto da due linee parallele di condutture e si aggiungerà alle due già presenti di Nord Stream 1, che è lungo 1.224 chilometri. Si tratta di 200 mila tubi di acciaio ricoperti di cemento e rinforzati con un’armatura di ferro, ognuno della lunghezza di 12 metri e dal peso di 24 tonnellate.

I motivi dell’esclusione di Saipem

Era stata proprio Saipem a progettare e costruire il principale gasdotto Nord Stream fra il 2011 e il 2012. Ma l’esclusione era nell’aria, per i cattivi rapporti fra Gazprom e la società italiana. Come spiega Il Sole 24 Ore, il confronto fra le due si è spostato nelle aule del tribunale, dopo lo stop di Mosca al South Stream. Gazprom ha rotto unilateralmente il contratto per il progetto che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa, aggirando l’Ucraina e con la Bulgaria come punto d’accesso, perché preferì puntare sul Turkish Stream, il vettore che transita attraverso il Mar Nero.

Erano stati poi proprio gli svizzeri di Allseas ad aggiudicarsi da Gazprom la posa delle due linee del gasdotto Turkish Stream. Allseas aveva annunciato allora di voler impegnare il Pioneering Spirit, lo stesso mezzo pensato per il raddoppio del Nord Stream. La sospensione del progetto era valsa a Saipem la cancellazione di 2,4 miliardi di contratti già assegnati, oltre all’impossibilità di usare su altri fronti i mezzi Saipem 7000 e Castoro 6, rimasti bloccati sul versante russo.

L’arbitrato è stato avviato dalla società di Stefano Cao davanti alla Camera di commercio di Parigi ma ha trovato una

soluzione dopo la conclusione positiva delle negoziazioni tra South Stream Transport e Saipem. Le due parti hanno sottoscritto un accordo per risolvere amichevolmente l’arbitrato relativo al contratto di installazione del South Stream Offshore Pipeline stipulato il 14 marzo 2014.