Nomisma: italiani promuovono lo smartworking, delusi dall’Europa

10 Aprile 2020, di Mariangela Tessa

La situazione di isolamento dettata dall’emergenza Coronavirus sta modificando nel profondo abitudini e stili di vita, anche in funzione degli spazi in cui si è costretti a trascorrere le giornate. La situazione di emergenza mette però in luce la solidarietà degli italiani, che non viene meno in questa situazione, unita alla proattività per il continuo miglioramento personale e professionale.

Sono solo alcuni degli aspetti che emergono dall’Osservatorio “LOCKDOWN. Come e perché sta cambiano le nostre vite” realizzato da Nomisma in collaborazione con CRIF su un campione di 1.000 italiani responsabili degli acquisti (18-65 anni).

L’indagine analizza l’impatto del lockdown sulle vite dei cittadini: dallo stato d’animo, ai consumi, alle caratteristiche della quarantena (comfort e composizione dell’abitazione, compagnia di altri familiari e tempo libero …) fino ai desideri, individuali e collettivi, degli italiani per il post-COVID.

Dare valore alle giuste priorità

Distanziamento e revisione delle modalità di relazioni sociali sono vissute come azioni necessarie a limitare la diffusione del virus: per ora solo il 7% degli italiani vive questa situazione come insopportabile. Un altro 7% sostiene con difficoltà il peso delle restrizioni relative alla libera circolazione.

Numeri che segnalano come – dopo 5 lunghe settimane di lockdown – gli italiani mostrino resilienza, capacità di trasformazione e disponibilità al sacrificio utile all’azione collettiva: per il 74% degli italiani la salvaguardia della salute deve essere al centro di ogni azione.

Consapevoli dell’importanza del #iorestoacasa per la tutela della collettività, gli italiani sopportano la quarantena e resistono in attesa delle progressive fasi di exit, seppure con umore altalenante.

Il 22% degli italiani vivono quasi giornalmente situazioni di stress, ansia o irascibilità, più sereni i Millennials (l’irrequietezza riguarda “solo” il 13%) rispetto a Gen X (27%) e Baby Boomers (28%).

Ad offrire sollievo sono i comfort presenti nella propria abitazione. Durante la quarantena, la casa e le sue dotazioni sono fattori di mitigazione per l’umore nero. La disponibilità di ampi spazi, dove trovare momenti di privacy incide positivamente sull’umore degli italiani: poter godere di un giardino o di una stanza tutta per sé ferma l’irrequietezza (la quota di chi è spesso stressato si ferma al 12% e al 14%, rispettivamente).

Chi invece ha una cucina di dimensioni sacrificate patisce di più: la quota di chi ha spesso un umore nero aumenta al 29%; stesso destino per chi è “sloggato” dal mondo (30% tra chi non ha alcuna connessione Internet, 29% tra chi non ha abbonamenti in streaming).

Tra i fattori di stress, il lavoro: la messa in mobilità, la cassa integrazione e le ferie “forzate” – situazioni che riguarda per il 27% degli italiani in attività.

Lavorare da casa: si può e piace

Nelle ultime 3 settimane l’abitazione si è inoltre trasformata in ufficio per il 9% degli occupati. L’aumento del ricorso al lavoro agile e la possibilità di svolgere le proprie attività da remoto hanno, infatti, portato quasi 2 milioni di italiani a lavorare da casa.

Soluzione apprezzata anche per il post-lockdown: il 56% di chi oggi sta lavorando da casa vorrebbe proseguire, ma a tempo ridotto (qualche giorno al mese).

Organizzazioni, aziende, lavoratori – sebbene “forzati” da una situazione di emergenza – stanno dunque sperimentando un nuovo modo di lavorare fatto di strumenti digitali e innovativi e accelerando un processo organizzativo e formativo che in tempi normali avrebbe richiesto anni.

È questo un traguardo da cui aziende e Pubbliche Amministrazioni non devono tornare indietro; è questa l’opportunità da cogliere per ripensare i processi produttivi alla luce di una “cultura dello Smart Working”.

Il lockdown è in molti casi occasione per costruire con lungimiranza tasselli per il futuro: il 28% degli italiani sono impegnati in corsi di formazione on line o a partecipare a webinar. Una tendenza che continuerà ad essere svolta anche dopo la fase di shut in, per il 32% nella stessa modalità – in particolare i Millennials (39%) – e per il 13% in misura superiore a quella attuale.

Gli italiani danno i voti e bocciano l’Europa

All’alba della quarta settimana di lockdown gli italiani danno le prime valutazioni sull’operato delle istituzioni nella gestione della crisi sanitaria.

Sempre sul podio l’operato del Sistema Sanitario Nazionale e Protezione Civile. A non convincere l’Unione Europea: per il 58% degli italiani l’UE non è all’altezza della gestione dell’emergenza e considera completamente inadeguate le azioni messe in campo nelle implicazioni economiche della crisi.

Quanto fatto dal Governo italiano durante l’emergenza sanitaria convince oggi solo il 45% degli italiani, tra i fattori di insoddisfazione la tardività degli interventi presi a contenimento del contagio (64% ritiene che si sia agito troppo lentamente) e la scarsa chiarezza nella comunicazione della exit strategy (al 72% degli italiani non piace non avere un quadro chiaro del piano di azione.

Tra le lamentele mosse dagli italiani anche la mancanza di dati affidabili sui reali numeri del contagio nonché la necessità di estendere il numero di tamponi per la creazione di una “Patente dell’immunità” (65%). Molte le perplessità su come si sta gestendo il rilascio delle informazioni sull’anno scolastico (70% degli italiani perplessi per l’incertezza che ancora regna nelle decisioni).

Gli italiani vogliono piani chiari per il ritorno alla una nuova normalità. Per 1 italiano su 2 la priorità dell’agenda politica dovrà essere la ripartenza economica. Gli effetti che il Coronavirus produrrà sull’andamento dell’economia nazionale e globale nelle ultime 3 settimana ha infatti preoccupato il 33% degli italiani. A preoccupare il 40% degli italiani è poi il lavoro – complice la percezione di un benessere economico familiare peggiorato nel 43% dei casi.

Verso nuove abitudini solidali

La solidarietà è valore diffuso in tempo di isolamento: il 18% ha aiutato un familiare o un amico a fare la spesa.

L’emergenza ci fa scoprire più uniti e pronti ad aiutare l’altro, ed è così che il caffè sospeso si trasforma oggi in spesa sospesa. Il 56% degli italiani si dice disposto a donare una piccola spesa a beneficio delle famiglie in difficoltà, il 10% ha già lasciato almeno un prodotto nel cesto “Se puoi lascia un prodotto, se non puoi prendi”.

Non solo solidarietà verso chi è in difficoltà, a travolgere gli italiani è una più generale sensibilità verso l’altro. Il distanziamento sociale ha portato con sé un maggior apprezzamento dei rapporti sociali – anche con le persone più vicine: per 1 italiano su 4 è infatti migliorata l’armonia familiare.

Sette italiani su 10 non vedono l’ora di rivedere e riabbracciare amici e parenti. Se infatti il 85% degli italiani ha fatto ricorso a chat videochat per mantenersi in contatto con i propri cari e il 56% prevede di mantenere questa modalità di comunicazione anche in futuro, si fortifica il bisogno di contatti reali oltre che virtuali.

I nuovi mestieri degli italiani

Lockdown significa sperimentare, anche nuovi “mestieri”.

In questo mese di quarantena gli italiani si sono dedicati a piccole manutenzioni della casa, rimaste in sospeso da tempo. Il 41% ha fatto piccoli lavori tra le 4 mura domestiche (imbiancato, piccole riparazioni …).

Il 14% ha contribuito per la prima volta alle pulizie di casa; il 30% ha invece sperimentato lo stiro e il 15% ha iniziato a cucinare – un altro 26% ha iniziato ad utilizzare igienizzanti per il bucato.

Per il 30% degli italiani questo mese di isolamento ha significato entrare più attivamente nella gestione familiare, seguendo compiti dei figli e occupandosi della spesa (il 5% dice che per la prima volta è andato al supermercato.