Spread sotto controllo malgrado avvicinarsi elezioni e attacco Bridgewater
Per le Borse il momento d’oro, anzi di “riccioli d’oro”, favorito dalle condizioni economiche favorevoli (crescita coordinata su scala globale e inflazione ancora fredda) potrebbe essere giunto al termine. La fase di correzione si sta facendo più intensa. Le piazze europee pagano anche il rafforzamento dell’euro verso $1,25 in vista di una normalizzazione delle politiche monetarie della Bce dopo anni di piani di stimolo straordinari. Anche se l’ultima seduta del mese è stata molto negativa, l’indice S&P 500 ha chiuso gennaio con un rialzo di ben il 5,6%, l’undicesimo migliore inizio d’anno dal 1950, e ora i listini sono su livelli ipercomprati proprio mentre la Federal Reserve si appresta a varare 3 se non 4 rialzi dei tassi quest’anno. Questo non promette bene per i mercati azionari.
Nonostante le speculazioni al ribasso di Bridgewater, tuttavia, la Borsa italiana non ha accusato particolarmente il colpo e, complice il rialzo dei rendimenti dei Bund (quelli a cinque anni hanno superato lo zero in settimana), sul secondario lo Spread tra Btp e Bund decennali si è contratto anche sino a quota 124 punti, sui livelli che non vedeva dal lontano settembre 2016. Il maggiore fondo hedge al mondo, guidato da Ray Dalio, ha aperto posizioni ribassiste su ben 17 titoli della Borsa italiana, ma il ministro italiano delle Finanze Pier Carlo Padoan dice di non essere preoccupato vista l’entità non elevata della scommessa. In realtà le posizioni non sono irrilevanti, ammontando esse a più dello 0,5% del capitale. In un anno i fondi avrebbero puntato 10 miliardi contro Piazza Affari, con le posizioni ribassiste dei fondi speculativi che sono raddoppiate.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.