Spread sotto controllo malgrado avvicinarsi elezioni e attacco Bridgewater

2 Febbraio 2018, di Daniele Chicca

Per le Borse il momento d’oro, anzi di “riccioli d’oro”, favorito dalle condizioni economiche favorevoli (crescita coordinata su scala globale e inflazione ancora fredda) potrebbe essere giunto al termine. La fase di correzione si sta facendo più intensa. Le piazze europee pagano anche il rafforzamento dell’euro verso $1,25 in vista di una normalizzazione delle politiche monetarie della Bce dopo anni di piani di stimolo straordinari. Anche se l’ultima seduta del mese è stata molto negativa, l’indice S&P 500 ha chiuso gennaio con un rialzo di ben il 5,6%, l’undicesimo migliore inizio d’anno dal 1950, e ora i listini sono su livelli ipercomprati proprio mentre la Federal Reserve si appresta a varare 3 se non 4 rialzi dei tassi quest’anno. Questo non promette bene per i mercati azionari.

Nonostante le speculazioni al ribasso di Bridgewater, tuttavia, la Borsa italiana non ha accusato particolarmente il colpo e, complice il rialzo dei rendimenti dei Bund (quelli a cinque anni hanno superato lo zero in settimana), sul secondario lo Spread tra Btp e Bund decennali si è contratto anche sino a quota 124 punti, sui livelli che non vedeva dal lontano settembre 2016. Il maggiore fondo hedge al mondo, guidato da Ray Dalio, ha aperto posizioni ribassiste su ben 17 titoli della Borsa italiana, ma il ministro italiano delle Finanze Pier Carlo Padoan dice di non essere preoccupato vista l’entità non elevata della scommessa. In realtà le posizioni non sono irrilevanti, ammontando esse a più dello 0,5% del capitale. In un anno i fondi avrebbero puntato 10 miliardi contro Piazza Affari, con le posizioni ribassiste dei fondi speculativi che sono raddoppiate.